Vent’anni fa nasceva Wikipedia l’enciclopedia alla portata di tutti



Fino a vent’anni fa erano ancora biblioteche, ricerca di fonti, scartabellamenti di libroni e molta polvere. Di Internet non c’era ancora da fidarsi, almeno per chi proveniva dal sottosuolo delle ricerche bibliografiche, e alla fine ci si risolveva per la Treccani, le Garzantine, l’Enciclopedia dei Ragazzi, a seconda della destinazione d’uso. Poi è arrivata Wikipedia, e il mondo della ricerca è cambiato per sempre.


L’idea venne a Jimmy Wales e Larry Sanger, uno amministratore delegato di Bomis, portale di ricerca sulla musica pop che ospitava l’enciclopedia digitale Numedia, l’altro un laureato in filosofia, che divenne il primo caporedattore del gruppo. Il 15 gennaio 2001 Numedia diventa Wikipedia, un’enciclopedia che poteva essere aggiornata da tutti gli utenti di Numedia. Da allora quella pattuglia di volontari si è ingrandita e ha creato una montagna di saperi: 23 milioni di voci in tutte le versioni e 285 lingue utilizzate, che ne hanno fatto tra i 40 siti web più visitati del mondo.

Neutralità delle voci, aggiornamento continuo, facilità di intervento e modifica, questi sono i principi ispiratori del progetto, riassunti dal motto “Be bold”, siate audaci, ovvero verificate, correggete, ampliate, senza paura di sbagliare.

Dal 2003 Wikipedia è nella mani di Wikipedia Foundation, a cui Jimmy Wales ha ceduto i diritti in modo da assicurare che i contenuti e la loro gestione fossero interamente affidati alla comunità degli utenti. Grazie alla raccolta fondi, alla partecipazione a bandi per fondazioni e a grossi donatori, Wikipedia Foundation - in cui lavorano 216 persone - non solo sopravvive, ma prospera: il budget del 2019-2020 ha raggiunto quota 111 milioni e mezzo di dollari.

«Una caratteristica essenziale di Wikipedia – ci spiega Frieda Brioschi, storica presidente di Wikimedia Italia – è l’organizzazione su base linguistica, ogni edizione porta un suo specifico tratto culturale». Ad esempio, l’Italia è stata storicamente la prima a sviluppare, in tema geografico, voci dedicate ai piccoli comuni: «Abbiamo lanciato una moda – dice Brioschi – che col tempo si è diffusa anche negli altri Wikipedia». Oggi in Italia si contano 2 milioni di utenti registrati, di cui 9500 attivi, a fronte di 40 milioni di utenti in lingua inglese, di cui 127 mila attivi.

Le sfide dei prossimi dieci anni sono chiare: controllo della qualità dei contenuti, contrasto alle fake news, e soprattutto, coinvolgimento delle donne. Sì, perché Wikipedia, rispecchiando le linee della società globale, racconta ancora di un mondo al maschile, soprattutto in Italia, dove le utenti sono solo il 9 per cento del totale. «Le ragioni sono molte – spiega Camelia Boban, responsabile del progetto Wikidonne – dalla mancanza di tempo, a una minore abilità nell’uso delle tecnologie digitali, soprattutto per quelle fasce di donne che sono più informate, ma anche più anziane». E poi ci sono fattori culturali: «Ad esempio una donna, se corretta, tende a ritrarsi, e quindi diminuisce la sua partecipazione». Per non parlare del fatto che, reggendosi Wikipedia su princìpi enciclopedici, le donne pagano lo scotto di avere una storia passata con meno voci, meno storie, meno dati al femminile: «Basti pensare che le biografie di donne rappresentano solo il 16 per cento del totale». I temi delle donne inoltre sono più controversi, dispongono di fonti minori, e quando non ci sono le fonti è difficile costruire nuovi argomenti, offrire nuove prospettive.

Al termine dei suoi vent’anni, Wikipedia ha messo a fuoco anche un’altra difficoltà, condivisa tra l’altro da più attori nel panorama globale, ovvero lo strapotere dei motori di ricerca: «Il rischio maggiore per la nostra enciclopedia è quello di una sempre maggiore intermediazione – dice ancora Frieda Brioschi – una volta Wikipedia usciva sempre come primo risultato, oggi invece il primo risultato è Google che cita Wikipedia… Credo che i motori di ricerca dovrebbero fare i motori di ricerca, non trovare i contenuti, oltretutto avendo anche la possibilità di profilare gli utenti e quindi di disporre la tavola come meglio credono». —



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