Il teatro a 360 gradi di Mramor: «È l’arte più vicina alla vita»

Il direttore di Artisti Associati di Gorizia oggi ospite della video rubrica dell’Ert Dalla passione nata a Pontebba al sodalizio con Tedeschi e ai film con Fellini

UDINE. L’infanzia a Pontebba gli ha regalato una passione cui ha legato a doppio nodo il proprio futuro. Per Walter Mramor quella con il teatro è una storia d’amore maiuscola, che lo ha portato a sperimentarsi attore, regista, produttore e organizzatore teatrale. E a imparare dai grandi, come Gianrico Tedeschi e pure Federico Fellini. Il direttore artistico di Artisti Associati di Gorizia oggi si racconta ai microfoni dell’Ert, ospite di Angela Caporale, per la video rubrica “Il teatro a casa tua”, che sarà trasmessa in streaming alle 18.30 sulla pagina Facebook dell’ente. L’intervista si potrà riascoltare anche sul canale Youtube dell’Ert.

Tutto è iniziato a Pontebba, dunque?

«Sono originario di Gorizia, ma i miei genitori abitavano a Pontebba, dove ho trascorso anni molto belli. Il primo approccio al teatro sicuramente lo devo all’Ert, in parte fautore di questa mia professione: non provengo da una famiglia di artisti, ma di commercianti. L’Ente regionale aveva iniziato la diffusione di spettacoli e i miei mi regalarono, a nove anni, il primo abbonamento al teatro Italia con il posto in quarta fila. Ho visto, tra gli altri, Nora Ricci, Tino Buazzelli, Paolo Poli e anche Gianrico Tedeschi, con cui avrei lavorato anni dopo».

Gli esordi?
«Dopo il primo anno di accademia a Roma, una mia insegnante insistette per farmi fare un provino. Alla mia prima audizione, spuntandola su 300 candidati, fui notato dal Teatro stabile di Trieste che mi scritturò come “primo attor giovane”. Poi Luigi Squarzina, direttore dell’Argentina, mi vide in scena e mi propose lo stesso ruolo nel teatro stabile di Roma. Lì ho avuto la fortuna di conoscere Gianrico Tedeschi e di lavorare con lui, instaurando una bella e solida amicizia».

Nel suo caso, tutte le strade portano... a teatro?
«Sto percorrendo il mondo del teatro da tutte le strade. Sono partito dal palcoscenico e poi mi sono mosso dietro le quinte, ho frequentato gli uffici per le programmazioni e i festival (Mittelfest). Ho fatto per tanti anni l’attore, il direttore artistico di teatri (Cormòns, Gradisca d’Isonzo, Gorizia, ma anche il Duse di Bologna) e mi sono occupato pure di produzioni teatrali. Nel 1987 ho costituito a Gorizia la società “a.ArtistiAssociati” che ancora dirigo, riconosciuta dal Mibac come Impresa di produzione a rilevanza nazionale e dalla Regione Fvg quale organismo culturale d’interesse regionale».

Un personaggio poliedrico, nemico della noia. Dopo la prosa anche la danza?
«Nel 2006, come Artisti Associati, ho fondato il circuito danza del Fvg perché mi sono reso conto che questo settore era penalizzato nei teatri del Fvg e così con l’Ert abbiamo distribuito e divulgato la danza prima al di fuori delle stagioni teatrali, poi inserendola nella programmazione artistica. Nel 2015 un decreto ministeriale ha dato la possibilità di creare un unico circuito multidisciplinare, gestito dall’Ert. Così la danza ha potuto crescere, trovando un pubblico attento di ogni età. Lo scorso ottobre abbiamo organizzato il primo Festival internazionale di danza a Gorizia, “Visavì”, coordinato sempre da Artisti Associati, forte dell’esperienza della Piattaforma della danza italiana (Nid) del 2017».

I ricordi più belli?
«Ho preso parte a due film di Fellini: “Ginger e Fred” e “Intervista”. Il grande regista sosteneva gli portassi fortuna e mi voleva ai ciak: quell’esperienza cinematografica è diventata un mio strumento per lavorare a teatro. E poi Gianrico Tedeschi, che è stato un punto miliare per la mia carriera: abbiamo lavorato 10 anni insieme, in oltre 2.500 recite: un grande maestro».

Quanti spettacoli, spazzati via dal Covid, sono da recuperare?
«Passata la seconda buriana, spero si possa tornare a vivere la cultura e il teatro, che è l’arte più vicina alla vita. Dobbiamo recuperare, con l’Ert, “Carmen/Bolero” a Pontebba, con le coreografie di Emanuele Soavi e Michele Merola; “Tango rouge” della “Noches de Buenos Aires” della Tango rouge company; ma anche “Preludes” con, tra gli altri, Anbeta e la pianista Principe, con coreografie di Massimo Morricone, e “Arcaico” con coreografie di Davide Bombana. Per la prosa, invece, avrei voluto presentare il nuovo lavoro di Artisti Associati “Jolanda la figlia del corsaro nero”, tratto dal romanzo di Salgari, diretto da me e Giovanna Gra , con nel cast Veronica Pivetti e Yari Gugliucci».


 

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