Insegnare a scrivere partendo da Manzoni: nei Promessi sposi troviamo già tutto

Verità e finzione: nel testo ci sono già le questioni da porsi. Lo stile? In letteratura c’è posto per essenzialisti e barocchi 

Un corso di scrittura serve, secondo me, per dare agli studenti degli strumenti per mettere a fuoco la propria voce all’interno del grande mare della letteratura, e in particolare del romanzo. Non conosco altri mezzi per iniziare questa ricerca che fornire degli esempi che esaminino per problemi il fenomeno letterario.

Un romanzo è un oggetto di grande artigianato, e come ci ha insegnato Sennett esiste una relazione fra mano e mente, corpo e desiderio, che riesce a attivarsi e riconoscersi in un gesto, che è appunto il gesto letterario.

Ognuno di noi ha un suo proprio modo di stare dentro la narrativa, e dobbiamo riconoscerlo con una lettura attenta di testi che abbiano un potere maieutico, in sostanza che ci forniscano degli strumenti dirimenti per farci capire da che parte stiamo, o come possiamo, con verità, abitare questo fenomeno.


Laura Grimaldi iniziava un saggio su come si scrive un giallo o un noir con questa domanda: tu sei guardia o ladro? Una domanda semplice ma che includeva una presa di posizione, se sei dalla parte delle guardie scriverai gialli, che sono il tentativo di dare ordine al caos intorno a noi; se sei un ladro (sempre in modo figurale) scriverai noir, che sono un tentativo di disgregare l’apparente ordine che diamo al mondo intorno a noi.

È un problema al quale magari chi per la prima volta si appresta a scrivere un testo di mistero non ha mai pensato, ma che gli dà la possibilità di conoscere meglio il proprio gesto e le proprie possibilità all’interno del genere. Gli esempi di questo tipo possono moltiplicarsi, la letteratura come dicevo è un mare vasto e c’è posto per tutti: per chi scrive in modo secco ed essenziale come Hemingway, e per chi scrive in modo barocco e contaminato come Gadda; per chi architetta grandi storie con centinaia di personaggi, e per chi scrive storie asfittiche con un solo personaggio.

Ma noi, come scrittori, dove ci collochiamo? In alcuni casi, se non ci riflettiamo abbastanza, possiamo correre il pericolo di identificarci nell’ultimo caso letterario: fare come fanno gli altri scrittori, magari quelli che hanno successo. Così scriviamo legal thriller ambientato a New York, senza conoscere New York e senza conoscere l’ambiente legale, oppure con conoscenze di immaginario colonizzato che ci vengono dall’aver apprezzato Suits.

Per stimolare questo tipo di riflessione, nella mia prima lezione, parlerò dei Promessi sposi, un romanzo a cui il successo scolastico non ha probabilmente fatto bene, ma dove si agitano quasi tutte le questioni che un romanziere deve porsi prima di scrivere. Questioni che riguardano il rapporto fra la verità e la fiction; in altre parole, tra ciò che si prende direttamente dalla realtà e ciò che elaboriamo nella finzione; rapporto solo a prima vista sembra innocente, e invece gravido di conseguenze morali ed estetiche, che si devono prendere in considerazione.

Legato a questo tema è inoltre il rapporto con la realtà stessa e con la sua irriducibilità al romanzesco: Manzoni ha polemizzato, molto intelligentemente, contro le unità di tempo e di luogo, le cosiddette unità pseudo-aristoteliche, fornendo agli studenti la possibilità di riflettere sulla struttura del romanzo.

Molto semplicemente: come posso scrivere un romanzo, cercando religiosamente la verità del reale, anche quando è meschina e perfino stupida? E infine, la forza: è stato detto, da Calvino, che i Promessi sposi sono il romanzo dei rapporti di forza, e questa è una prospettiva che ci fa capire come il romanzo sia un sistema complesso che determina, grazie un proprio interno un gioco di forze, un andamento narrativo. In generale, la prima cosa che dobbiamo chiederci, quando vogliamo scrivere un testo narrativo, è: quali sono le forze che vedo agire nella realtà? e ancora più vicino al punto: quale è il movimento narrativo che vedo nella realtà?

Manzoni ci dà la possibilità di riflettere su questi, e su molti altri, problemi: per questo credo possa essere un esempio maieutico, per chi seguirà il corso.


 

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