“Freefolk”, Garritano fa un tuffo nella musica di altri mondi



Lo sconforto per il blocco pandemico del 2020, una composizione ritrovata dopo tanto tempo, un momento difficile e poi la ripartenza. Porta con sé una bella storia “Freefolk”, l’ultimo album di Massimo Garritano, chitarrista, docente al Conservatorio Tomadini di Udine, uscito in queste settimane per Manitù Records.


Si tratta di sedici composizioni strumentali, tredici nella versione in vinile. «Un disco è una creatura – scrive Garritano nel suo blog – ma arriva il momento in cui è necessario farsi da parte per lasciare che essa cammini autonomamente per il mondo. Augurandosi soltanto che possa trovare la cura e l’affetto che tu stesso hai avuto nel farla crescere».

La prima cosa che colpisce di questo lavoro è la scelta del titolo, «mi piace molto quello che suoni, è freefolk?», era stata la domanda di un entusiasta ascoltatore alla fine di un concerto che risuonò nelle orecchie di Garritano come un’affermazione. La seconda, essere avere messo in note un manifesto di idee. L’autore, infatti, parla di integrazione musicale come metafora di quella sociale in quello che è a tutti gli effetti un concept album (anche) politico, una sorta di zibaldone musicale coltivato per anni e immaginato già nel titolo e nelle intenzioni, prima ancora che nella musica.

In apertura c’è Haiku #7, la prima di quattro schegge musicali, ispirate agli omonimi e brevissimi componimenti giapponesi di tre versi che attraversano il disco come un sottile filo conduttore. È in questo ritorno, in qualche modo anche alle origini, che emerge una nuova anima musicale, spesso in conflitto con tutta la musica suonata fino ad allora. Dubbi, domande e insoddisfazioni non hanno però fermato la ricerca e lo studio dello strumento. Fin quando, alla volontà venne incontro anche il caso. Tutto il bagaglio di vita prende forma in nuove composizioni. «Fu una epifania – ricorda ancora Garritano – percepivo vividamente che si era innescato un cambiamento». Questa seconda fatica discografica di Massimo Garritano si conferma come una pacifica incursione nella musica di “altri mondi” raccontata con uno sguardo contemporaneo, con gli occhi e i suoni di chi è riuscito semplicemente, a mettersi in ascolto. —

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