L’Urlo di Claudia Sfilli per combattere il bullismo a scuola

Non è facile parlare di bullismo. Perché è un argomento delicato, che causa enormi sofferenze a chi lo subisce, perché mette in crisi interi sistemi familiari e scolastici, perché la scuola, nell’immaginario collettivo è considerata luogo sicuro e soprattutto perché le vittime di questa particolare forma di violenza sono bambini e ragazzi e i carnefici sono spesso i loro coetanei.

Ma non si è fatta intimidire Claudia Sfilli, insegnante udinese e scrittrice, autrice di L’urlo (L’orto della cultura, 13 euro), che con grande bravura ha messo il tema del bullismo e del cyberbullismo al centro del suo racconto con protagoniste una professoressa, Virgina, una studentessa, Alice e una classe di liceo, la IV C.


Virginia è insegnante di lettere. A metà anno scolastico arriva nella sua classe Alice, in forte calo di rendimento. Per Virginia non sarà difficile cogliere un segnale di profondo disagio nella ragazzina, anche perché da giovane ha fatto esperienza sulla sua pelle di cosa significhi essere la vittima dello scherno feroce e della violenza di un gruppo di studenti, bulli in grado di perseguitarla al punto da toglierle la voglia di vivere. Non si accorgono invece del disagio di Alice i suoi genitori e nemmeno il gruppo dei professori–colleghi sembra ascoltare quanto segnalato da Virginia.

Pagina dopo pagina la storia dell’insegnante, ex studentessa e di Alice si intrecciano e si specchiano l’una dentro l’altra. La storia di Virginia si ripete in Alice con l’aggravante del cyberbullismo e del ricatto. Colpisce, oltre alla scrittura che riporta le voci dei ragazzi in tutta la loro genuinità e verità, l’autrice non scrive “per sentito dire” ma perché conosce bene gli adolescenti, la totale assenza degli adulti.

Sia nella storia di Virginia che in quella di Alice, la solitudine è il tratto che accomuna le due dolorose vicende. Assenti i professori, così i genitori. Una generazione di adulti complessivamente in crisi, salvo alcune eccezioni e troppi genitori–bulli incapaci di assumersi responsabilità, pronti a scusare i propri figli, anche quando platealmente colpevoli. “Adulti – scrive Sfrilli – che non sanno più cosa è bene e cosa è male e quindi non sanno insegnarlo... vi vorrebbero grandi il più presto possibile per togliersi la paura di sbagliare e si illudono che maturiate molto in fretta grazie al mondo così ricco di stimoli, ma purtroppo è vero il contrario. Bisogna dirvi un sacco di no, per aiutarvi a crescere...”.

Non manca nel libro un colpo di scena finale, e Udine, città – rifugio per la giovane Virginia, è raccontata con affetto.

Il racconto, “dedicato agli adolescenti e a tutti coloro che per vergogna e fragilità nascondono la loro pena nel silenzio”, lascia una speranza: ci sarà sempre chi usa la propria forza contro i più deboli. Ciò che si può fare è dare forza alle vittime, anche grazie alla lettura di un libro scritto bene.

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