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Dai primi spacci all’assistenza sociale: il secolo di vita della Coop operaia

Il 24 febbraio 1921 nasceva la società di Borgomeduna. Gli esordi, i drammi della guerra. E poi la crisi del commercio

PORDENONE. Cent’anni fa, il 24 febbraio 1921, nasceva a Pordenone, in una affollata assemblea sociale nel popoloso quartiere industriale di Borgomeduna, una delle principali realtà provinciali del mondo cooperativo friulano: la “Cooperativa operaia di consumo Pordenone (Borgo Meduna)”, società anonima a capitale illimitato registrata in Tribunale il 12 marzo successivo.

Gli obiettivi dei soci fondatori emergono con evidenza nello Statuto: “La società si prefigge il miglioramento materiale e morale dei soci e della classe lavoratrice in genere mediante l’istituzione di un magazzino di generi di consumo aperto ai soci allo scopo di sottrarre i consumatori allo sfruttamento della privata speculazione distribuendo i generi di consumo genuini alle condizioni più vantaggiose. Essa potrà prefiggersi in via integrativa altri scopi affini attinenti al miglioramento economico e morale e alla educazione dei soci e dei lavoratori”.

Erano gli anni del primo dopoguerra e della crisi dello stato liberale, in situazioni di precarietà economica a cui i lavoratori tentavano di rispondere con l’associazionismo cooperativistico, promosso distintamente sia dal mondo socialista che da quello cattolico. Il fascismo, una volta preso il potere, non poté cancellare il frutto di tanti ideali e di tanto lavoro e, una volte superata la fase squadristica, cercò di “normalizzare” il movimento con l’istituzione dell’Ente nazionale per la cooperazione, a cui dovettero far capo tutte le cooperative sopravvissute, che vennero poi inquadrate in federazioni provinciali di categoria a cui spettava la revisione e selezione, cioè il controllo del regime.

Le cooperative più solide furono ancora in grado di svolgere un ruolo, sia pur sotto mentite spoglie. Tra queste, ritroviamo la Cooperativa di consumo di Borgomeduna, che salvò alcuni suoi quadri dirigenti come Egisto Toffolo, i quali riuscirono a traghettarla fino alla conquistata democrazia, gestendo altresì la difficile fase degli approvvigionamenti e della distribuzione di alimentari in periodo bellico.

All’indomani della Liberazione si ricostituì l’associazionismo democratico soppresso dal fascismo, fra cui la Lega nazionale delle cooperative, al cui interno si collocò la Cooperativa operaia di consumo di Borgomeduna. Lo scenario economico del tempo ripresentava antiche piaghe quali l’inflazione, la disoccupazione, l’emigrazione, con la conseguente stagnazione dei consumi e con situazioni di povertà che si traducevano spesso in lunghe liste di crediti concessi dalla Cooperativa ai suoi soci per i generi di prima necessità. Nei primi anni Cinquanta del Novecento i cotonifici pordenonesi entrarono in crisi, ma in compenso si ampliarono gradualmente le industrie Zanussi e arrivarono nelle case i primi frigoriferi, cosicché la spesa poté ampliarsi agli alimenti deperibili.

Una stagione straordinaria si aprì con il movimento operaio del 1968-69 e si sviluppò nei primi anno Settanta, quando in un breve volgere di tempo i soci passarono da 150 a oltre 8.000. Gli amministratori, a partire dal presidente Emilio Toffolo, dimostrarono grande capacità imprenditoriale, per cui l'espansione e la modernizzazione procedettero a pari passo, creando un’azienda modello a dimensione crescente. Le aperture di nuovi supermercati corrispondevano a chiusure di vecchi spacci rionali. Vennero inoltre incorporate altre cooperative di consumo che avevano rappresentato la storia dell’associazionismo nei vicini centri di Azzano Decimo, Sacile, Maniago, Aviano, San Vito al Tagliamento.

Riprendendo ed estendendole le finalità educative già delineate nel primo Statuto del 1921, la Coop Borgomeduna divenne allora, sia direttamente con la diffusione di un suo periodico (“Cooperare”) e con iniziative promosse sull’educazione alla salute, alla nutrizione e per una nuova etica del consumo, sia indirettamente in collaborazione con il Provveditorato agli studi e varie associazioni, elemento imprescindibile di crescita culturale. Seguì la istituzione di Sezioni soci per rilanciare il radicamento alle realtà locali e per gestire in autonomia varie iniziative.

Quando, a 75 anni dalla sua fondazione, Mariangela Modolo e Enzo Marigliano raccolsero in un libro (pubblicato da Ellerani nel 1997) storia e testimonianze della Cooperativa operaia di Borgomeduna, il suo nome era già scomparso dalla scena, confluito in una nuova realtà unica regionale, che in seguito si è ampliata a una ancor più vasta dimensione su scala nazionale. La vecchia “Borgomeduna” sopravvive oggi in un immaginario sedimentato da lunghi decenni di tenace volontà del movimento dei lavoratori del pordenonese per migliorare le proprie condizioni di vita e mantenere viva la socialità.


 

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