La friulana Giulia dalla classica al festival: farà parte dell’orchestra sul palco di Sanremo

Giulia Carlutti, 35 anni, diplomata con il massimo dei voti al conservatorio Tomadini di Udine in flauto traverso. La proposta le è arrivata dall’Orchestra sinfonica di Sanremo, con cui lei già collabora da tempo.

UDINE. Quando la telefonata è arrivata, la prima reazione di Giulia è stata di sorpresa. Poi ci ha pensato un po’ e, infine, ha deciso di accettare quella proposta così lontana dalla sua “zona di comfort”.

Lei è Giulia Carlutti, 35enne friulana diplomata con il massimo dei voti al conservatorio Tomadini di Udine in flauto traverso e la proposta le è arrivata dall’Orchestra sinfonica di Sanremo, con cui lei già collabora da tempo.

Solo che questa volta l’offerta è stata per salire sul famoso palco dell’Ariston e accompagnare i cantanti durante le esibizioni della 71ª edizione del celebre festival, che comincerà martedì 2 marzo, e non per un tour di musica classica in giro per il mondo.


«È la prima volta che faccio un’esperienza così pop», ci racconta emozionata al termine di una lunga giornata di prove. Le luci scintillanti e le risate che arrivano a noi telespettatori sono solo la facciata del grande impegno che sta dietro a una macchina composta da centinaia di persone e centinaia di ore di minuzioso lavoro.

«Non nego di averci pensato un po’, prima di accettare – confessa Giulia –. Questa è una cosa totalmente diversa da quello che ho fatto finora e intorno al festival c’erano tante polemiche. Ma alla fine ho pensato fosse importante fare questa esperienza e infatti mi sto divertendo visto che si è creato un bellissimo gruppo di lavoro».

L’orchestra che vedremo e ascolteremo durante le cinque serate del festival è composta da una quarantina di elementi che provengono da tutta Italia. Da giorni i musicisti non fanno altro che provare e riprovare, non solo i brani in gara ma anche le canzoni degli sketch dei presentatori e degli ospiti: anche senza pubblico in teatro, lo show è una macchina che deve procedere senza intoppi, quest’anno più che mai.

«Le nostre giornate ci vedono spostarci dall’albergo al teatro, dal teatro al ristorante, poi di nuovo a teatro e così via: siamo chiusi in una bolla, facciamo molti tamponi e siamo super-controllati, ma sul palco ci divertiamo, nonostante i tempi televisivi che sono così lenti rispetti a quelli di una filarmonica».

Giulia Carlutti, nonostante la giovane età, ha una già lunga carriera alle spalle. Diplomata in flauto nel 2005 con il massimo dei voti, ha conseguito poi il diploma di secondo livello nel 2012. «I miei mi hanno raccontato che il flauto l’ho preso in mano per la prima volta a tre anni: ho cominciato con l’ottavino e non ho più smesso».

Gli studi di Giulia, cresciuta a pane e Debussy, sono una lunga carrellata di scuole, classi e istituti, in Italia e all’estero, e si accavallano con le sue collaborazioni orchestrali: l’Orchestra 1813 di Como, l’Orchestra filarmonica della Scala, l’Orchestra sinfonica di Milano LaVerdi, l’Orchestra dei Pomeriggi musicali di Milano, la Filarmonia veneta, l’Orchestra da camera di Milano sono solo alcune, a cui si aggiunge anche quella del Fvg.

«Vivere di musica in Italia si può, ma è dura. A volte penso di essere nata nel momento e nel luogo sbagliato», ci confida senza però rimpianto nella voce. La situazione per chi fa musica attualmente non è semplice, ma il sospetto è che non lo fosse già da un po’.

«Sono una libera professionista, faccio continuamente audizioni e ho in piedi tantissime collaborazioni. Ho anche iniziato a insegnare, per bilanciare i periodi di discontinuità, e durante il lockdown ho fatto nascere “LePiCSEnsemble”, un doppio quintetto tutto al femminile che spero possa presto esibirsi dal vivo».

La speranza, di Giulia come di migliaia di altri musicisti, è che dopo il festival ci sia una ripartenza della cultura in Italia. «Bisogna rispettare l’emergenza sanitaria, ma l’augurio è che appena possibile ci sia un reset e al mondo della musica sia dato nuovo valore».




 

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