De Prato: «Girando questo video mi sono sentito di nuovo a casa»

Uno spot di pochi minuti per documentare la quotidianità dei friulani nel mondo Le immagini in America del direttore della fotografia carnico che vive in California



Nelle inquadrature ha infilato un pacchetto di emozioni. Quelle di oggi, la voglia di ripartire dopo un anno scombussolato dalla pandemia, e quelle di domani, dove i sogni hanno sempre la forma della macchina da presa. Poi c’è il passato di un friulano legato saldamente alle sue radici, «tra profumo della pioggia nel bosco, i ricordi delle avventure da ragazzino, il sapore ineguagliabile del frico». Nicola De Prato, 33 anni, di Tolmezzo, direttore della fotografia a Los Angeles sotto l’ala protettrice di un grande friulano, Dante Spinotti, ha messo la sua storia nel video con cui l’Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane - Arlef ha deciso di celebrare il 3 aprile, Fieste de Patrie dal Friûl. Due minuti di immersione nella quotidianità dei friulani che, in giro per il mondo, continuano ad amare il loro Friuli. Tra i vari friulani coinvolti nel progetto, a lui sono toccate le riprese tra Los Angeles e New York.


«Quando Giorgio (Milocco, il regista, ndr), mi ha contattato ho accettato senza pensarci un attimo – racconta Nicola, in California dal 2017 –. Far qualcosa per il Friuli ti inorgoglisce, fa sentire forte la tua identità: chi sta in Italia ha un senso di appartenenza molto diverso da quello di chi è all’estero, mentre chi vive da tempo lontano, vede la propria terra come il paradiso, sa apprezzare quello che non ha più e ha un senso della patria molto forte. Una lezione che tutti dovremmo cogliere».

L’ultima volta in Friuli, per lui, è stata tra l’estate del 2019 e il febbraio del 2020.

«Ho goduto di molti momenti che mi mancavano: il buon cibo, l’affetto delle persone più vicine, il silenzio che solo la montagna sa darti – confessa Nicola –. Sono ripartito prima che scoppiasse la pandemia». L’emergenza ha colpito duramente anche oltreoceano e a subire un arresto senza sconti è stata l’industria cinematografica. «Le produzioni si sono fermate e tutto quel mondo ne ha sofferto – ammette –. La mia fortuna è stata restare impegnato, dalla registrazione dei live di Tiziano Ferro alla realizzazione di parte di un documentario per National Geographic».

Poi, a novembre, è arrivata la chiamata di Milocco. Le riprese sono avvenute «in totale sicurezza, visto anche che, in California, i tamponi sono gratuiti» e il video è stato pubblicato pochi giorni fa. «Sarà il momento così particolare, sarà la distanza, ma è stato emozionante svegliarsi e vedere il risultato finale», dice Nicola.

Vaccino fatto («Durante l’inverno c’è stato un picco di contagi in città: fortunatamente a marzo sono riuscito, al terzo “appostamento”, a farmi somministrare una delle dosi rimaste inutilizzate in una clinica non distante da casa»), ma il rientro in Italia, a oggi, non è in programma.

«Presto andrà in onda “Gamechangers” un documentario che racconta la vita e le difficoltà degli atleti universitari americani, poi inizierò a girare un corto su una storia d’amore tormentata – conclude Nicola –. Dopo un anno così complicato, non vedo l’ora di tornare sul set». —





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