“Io nego”, così Franz invita a riflettere davanti al Covid



“Io nego” è il titolo dell’ultimo libro del friulano Emanuele Franz (170 pp. Audax Editrice, fondata dall’autore stesso), un breviario scritto nella pandemia. Sottotitolo: “Pensieri di un filosofo davanti al Covid”, con prefazione di Alessandro Meluzzi. In copertina, è presente anche l’opinione di Vittorio Sgarbi: «Trovo in Franz una autonomia di pensiero sempre più rara oggi».


Fortunatamente viviamo in una società libera da censure. I libri non sono proibiti, messi al bando, bruciati. Non decide un regime o l’Inquisizione, ma il lettore, che, come dice Daniel Pennac, ha il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire un libro oppure di rileggerlo, di abbandonarsi al bovarismo, di tacere, e di leggere ovunque, ad alta voce, o spizzicando. Liberi di scrivere, leggere, pensare.

Già dal titolo è evidente l’intento provocatorio, la volontà di mettere in discussione il senso comune, di sottoporlo a una critica portando al limite la negazione, finalizzata al cambiamento, al rovesciamento, generando domande.

La soggettività del libro è resa fluorescente dal pronome “io”. La storia della filosofia è fatta di un “io” che pensa, percepisce, diventa trascendentale, assoluto, opposto al Non-io, Sé, Super-io, fino alla sfera della coscienza e dintorni. Ma qui il soggetto-autore Franz, autocollocandosi sulla scia secolare di mistici e teologi, con il suo io, afferma se stesso negando il Covid.

E allora necessariamente deve fare i conti con i lettori ossia con i tanti “io” che, di fronte al suo “Io nego”, riassumerebbero diversamente la propria condizione, forse in termini meno filosofici, ma umanissimi e rispettabilissimi: “Io ho il Covid”, “Io sono positivo”, “Io ho 80 di saturazione”, “Io ho il casco”, “Io ho i polmoni compromessi al 70 per cento”, “Io ho perso mia madre per Covid”, “Io ho il collega che lentamente lotta per tornare alla vita”, “Io prendo cortisone, tachipirina, eparina e non basta, sono in terapia intensiva”, “Io ho la mascherina”, “Io soffro”, “Io muoio”, “Io credo”, “Io temo”, “Io mi vaccino”, “Io attendo”, “Io spero”. Affermazioni retoriche? No, reali.

Poeta delle metamorfosi della coscienza, saggista eclettico, filosofo definito “visionario” perché apripista di nuove teorie, Franz afferma: «Io nego che vi sia un allarme, che vi sia qualche cosa di cui preoccuparsi per quanto concerne la nostra salute». Fa un appello «ai pochi uomini liberi rimasti: abbracciatevi», perché «proibire la stretta di mano significa proibire la Civiltà» e perché «non tutto ciò che è legale è giusto».

L’emergenza «Nazi-Covid» avrebbe determinato il controllo assoluto dei cittadini, limitato la libertà di culto, deumanizzato attraverso l’iperdigitalizzazione, imposto la solitudine e la priorità di chi curare, fino al «vaccino Frankenstein». Tra le domande del libro: «Perché strappati crudelmente alla vita alla giovane età di 98 anni?».

A Emanuele Franz (che critica il mito della “libertà d’opinione” perché avrebbe fatto di chiunque un leader) lasciamo assolutamente il diritto e la libertà di negare.

A noi, la libertà anche di negare la sua negazione. —



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