La montagna antidoto al virus un rifugio per scappare dalla paura

Sono sempre di più le persone in questi mesi che scelgono la natura e le vette È il tema dell’incontro di domani on line con il dottor Augusto Cosulich

Domani, alle 21, per i “Giovedì dell’Alpina” on line si parlerà di “Covid-19 e il futuro della montagna”, ospite il dottor Augusto Cosulich - specializzato in medicina tropicale, igiene e sanità pubblica - che spiegherà la correlazione fra epidemie e ambiente, in dialogo con Sebastiano Parmegiani. Del dottor Cosuligh pubblichiamo un estratto del saggio “La montagna come antidoto al virus” inserito su “In Alto 100”, rivista della Saf.



Perché assistiamo oggi a un rinnovato interesse per l’ambiente alpino? È genuino oppure si tratta della ricerca di un rifugio da una società sempre più alienante e adesso anche pericolosa a causa del Covid-19?

Difficile generalizzare. Sono convinto che chi va in montagna lo fa non tanto per fuga ma per una scelta che implica precise attitudini e ricerca di specifici valori. In altre parole, Covid o non Covid, dubito molto che ci vada chi non ama l’ambiente unico della montagna, chi non accetta di buon grado la necessità di faticare per raggiungere determinati obiettivi. Tutti costoro hanno in comune l’amore per la natura.

E che dire della sempre più diffusa percezione circa la fragilità dell’ecosistema montano in un periodo di cambiamenti climatici epocali? Sempre più associazioni di volontariato nascono e si attivano, perché è giunta l’ora di mettere fine alle deturpazioni e agli sfruttamenti di ogni tipo che l’uomo sta infliggendo. Il problema è assai vasto e complesso e inizia proprio dall’abbandono delle Terre Alte avvenuto negli ultimi decenni. È un problema culturale.

Montagnaterapia: cos’è e a cosa serve? Si tratta di una definizione coniata una trentina di anni fa da un gruppo di psicologici, che iniziarono a condurre nell’ambiente montano tossicodipendenti, pazienti psichiatrici, diabetici con risultati sorprendentemente positivi, al punto che adesso tale approccio è stato istituzionalizzato.

In realtà, tutti noi quando andiamo in montagna traiamo un beneficio più o meno palese, sia in termini fisici – fortificazione degli apparati cardiovascolari, osteoarticolari e muscolari e potenziamento respiratorio, grazie essenzialmente al movimento - sia psichici - sensazione dibenessere, godimento della natura circostante, sopimento di stress e tensioni. Tutto ciò è in buona parte dovuto al pieno di endorfine che abbiamo fatto alla fine di una giornata di attività in montagna. Ma la montagnaterapia implica anche un altro aspetto molto rilevante, consistente nella condivisione di certe sensazioni ed emozioni, nel potenziare l’interazione sociale tra persone conosciute e sconosciute, nel creare nuove amicizie basate su una solida passione comune.

Quanto ci influenzerà il Covid-19 e che futuro ci attende? Di certo il coronavirus continuerà a circolare esattamente come altri virus, influenzali e no. Diventerà parte anch’esso di quell’immenso habitat biologico mondiale nel quale siamo inseriti anche noi umani e come tutti gli organismi farà di tutto per non soccombere nella lotta per la sopravvivenza.

Parlando di prevenzione e di terapia antivirale, adesso è arrivato il vaccino, arma importante ma non risolutiva a lungo termine. Infatti più il nostro ambiente sarà contaminato e malsano, più virus in futuro arriveranno. Condivido pienamente le idee dei movimenti ecologisti che lottano per un mondo più sano e più pulito. Questa è infatti la strada da seguire. Forse molti ancora non hanno realizzato che ci stiamo progressivamente suicidando con le emissioni di gas e con le politiche industriali attuali, che ne va della salute e della vita delle generazioni future, dei nostri figli e nipoti in primis.

L’ecosistema fragilissimo della montagna, per molti aspetti più sensibile di altri ambienti come quello marino e di pianura, ce lo dice e ce lo fa vedere ogni giorno, i ghiacciai si ritirano e spariscono, frane e smottamenti dovuti a piogge torrenziali, montagne che vengono giù a pezzi per la riduzione del permafrost. Il vero problema è il riscaldamento globale, per contrastare il quale ognuno deve dare il suo anche piccolo contributo. Chissà se questo messaggio sarà presente nelle nostre attitudini ed attività quotidiane, chissà se riusciremo a fare qualche piccolo sacrificio. Magari non vedremo alcun risultato concreto nel breve termine, ma saremo con la coscienza a posto per aver contribuito a salvare il pianeta Terra. —

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