Hans Küng era un cercatore di verità sfidò la Chiesa per amore della fede

La speranza e il progetto di un’umanità di giustizia e di pace L’impegno in prima persona per il dialogo tra le religioni



Esprimo anche nome di tante persone partecipi all’esperienza della chiesa o comunque in ricerca, attente alle questioni fondamentali della vita e della storia, stima e riconoscenza al teologo Hans Küng, morto martedì nella sua abitazione di Tubinga all’età di 93 anni.


Oltre a leggere alcuni dei suoi tantissimi scritti, ho avuto modo di ascoltarlo dal vivo due volte: una diversi anni fa a Palazzo Vecchio a Firenze in dialogo con padre Ernesto Balducci, a cui nel 1992 abbiamo dedicato il Centro di Zugliano; la seconda in occasione del conferimento del “Premio Nonino”, assegnatogli nel gennaio 2012. Ci fu allora la possibilità di un incontro con lui al teatro Giovanni da Udine stracolmo di persone venute per ascoltare le sue riflessioni su aspetti fondamentali della vita. In quell’incontro il teologo dichiarò l’autodeterminazione rispetto alla malattia, alla sofferenza e alla morte ed espresse un profondo atto di fede personale dicendo che la vita non può essere identificata con un assoluto biologico e che sarà accolta nel Mistero della vita di Dio.



Impossibile ricordarne i diversi aspetti e le tante opere; solo qualche cenno, qualche frammento pieni di attenzione e riconoscenza, con la consapevolezza che le sue posizioni hanno suscitato reazioni diverse nella Chiesa, fino al ritiro del titolo e dell’incarico di teologo cattolico nel 1979 da parte della Congregazione per la dottrina della fede, soprattutto dopo le sue posizioni espresse nel 1970 nel libro “Infallibile? Una domanda” che metteva in discussione l’infallibilità del Papa. Continuò a insegnare come professore emerito di teologia ecumenica all’Università di Tubinga.

Ricordo Hans Küng come un credente sincero, un prete convinto, appassionato della Chiesa come comunità di donne uomini che cercano di vivere il Vangelo di Gesù di Nazaret, di testimoniarlo. Ritengo che anche coloro che non hanno condiviso le sue posizioni non possono non riconoscere la sua incessante ricerca sincera della verità come teologo dalle straordinarie capacità di indagine, riflessione e comunicazione con la parola e con una vastissima produzione di scritti e libri. E questo da quando ha partecipato come perito al Concilio Vaticano II.

Prima delle questioni discusse sento di ricordare la sua fede come confidenza e fiducia in Dio, l’amore e la preoccupazione per la Chiesa, da cui derivano anche le critiche appassionate. Amore per la vita, la speranza, il progetto di un’umanità di giustizia e di pace. Trascrivendo le sue stesse parole ci comunica: «una fiducia incondizionata nel Dio benevolo e misericordioso e la speranza che mi venga donata questa grazia speciale di mantenere la fiducia fino alla fine; mi piacerebbe morire con consapevolezza e prendere congedo in maniera degna dell’uomo con tutte “le cose” a posto. Nella gratitudine, nell’attesa, in preghiera. Questi vissuti illuminano e danno senso a tutta la vita».

Ricordo un’altra sua espressione con cui conclude l’importante testo “Essere cristiani”: «Seguendo Cristo l’uomo nel mondo di oggi può vivere, agire, soffrire in modo veramente umano, nella felicità, nell’avventura, nella vita e nella morte, sorretto da Dio e fecondo di aiuto per gli altri».

La sua fede si è fatta impegno nella storia per contribuire a renderla più umana, con l’affermazione e la pratica della dignità e dei diritti umani uguali per tutti, la giustizia, la non violenza attiva e la pace. Ne è derivata la proposta di “un’etica mondiale” con la creazione nel 1993 della fondazione Weltethos, una corresponsabilità planetaria con vincoli etici irrinunciabili per costruire il bene comune di tutta l’umanità. Si può considerare come da allora questo legame, questa interdipendenza planetari si siano accentuati e come la loro evidenza sia confermata in modo drammatico dalla pandemia con l’urgenza e l’indispensabilità di quel nuovo paradigma indicato da papa Francesco nelle encicliche “Laudato sii” e “Fratelli tutti” e in continui suoi interventi: la fraternità, la condivisione, la cura della casa comune.

Hans Küng ha approfondito il dialogo fra le fedi religiose, spendendosi con incontri, collaborazioni ecumeniche in tutte le sedi, inclusa l’Onu.

Un teologo, un intellettuale, un comunicatore davvero planetario. La sua tesi è che non ci sarà pace tra le nazioni se non ci sarà fra le religioni e che questa non può esistere senza l’incontro e la conoscenza, il dialogo, il coinvolgimento in un modello etico globale che deve coinvolgere tutti i popoli e gli stati. Per quanto riguarda la Chiesa le questioni da lui sollevate sono decisive perché uscendo dall’autoreferenzialità si ponga al servizio dell’intera umanità: la collegialità nelle decisioni e nelle scelte in luogo del potere centralizzato e sacralizzato; la libertà di coscienza; una comunione che sia il compimento, non l’annullamento della democrazia; un rapporto di dialogo con il mondo da ascoltare, come insegna il Concilio. Poi la libertà di scelta del celibato per i preti; i ministeri, anche quello sacerdotale, alle donne, la liberazione dalla complicità con il potere economico, politico-militare; un autentico e vero ecumenismo, un approfondimento, un dialogo, un confronto sulle delicate questioni della sessualità, della bioetica, dell'inizio e fine vita; l'accoglienza dei separati, dei divorziati, degli omosessuali. Non una visione ecclesiocentrica ma planetaria, parte di quell’etica mondiale cui la Chiesa cattolica in quanto universale è chiamata contribuire. Un uomo libero, disponibile, infaticabile, umano.

Quella sera al Giovanni da Udine mi sono messo in fila per salutarlo e ringraziarlo e stringergli la mano. Gli ho detto chi sono, che ho cercato più volte di invitarlo al Centro Balducci comprendendo la sua impossibilità a venire. Gli ho accennato all’articolo che questo stesso giornale mi aveva chiesto per presentarlo, lo aveva letto e mi ha detto che ero stato coraggioso a scriverlo.

Qualche tempo dopo, con sorpresa, ho ricevuto il libro “Essere cristiani”, nell’edizione Rizzoli, mandatomi da lui stesso. Con ulteriore sorpresa e commozione ho letto la sua dedica. Spero di non peccare di narcisismo se la condivido con voi perché può essere un incoraggiamento e sostegno per tanti: “Per un difensore della libertà cristiana nella Chiesa di oggi, con gratitudine, in amicizia, Hans Küng”. Ora è nel Mistero della vita di quel Dio a cui si è sempre affidato. —

 

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