Nel 2012 vinse il Nonino: «Lasciò un segno indelebile»

Aveva definito il “Premio Nonino” come «un vero incoraggiamento per tutti quelli che in Italia e nel mondo hanno una sete inestinguibile di onestà». Hans Küng, teologo, presbitero e saggista è morto all’età di 93 anni.

Nel 2012 venne in Friuli, per ricevere il riconoscimento tributatogli dall’illustre giuria del premio istituito a Percoto, con la seguente motivazione: «Küng si fa interprete dei bisogni essenziali dell’umanità quale espressione di valori universali e propone, alla riflessione di quanti partecipano all’economia capitalistica, un Manifesto per l’economia etica mondiale, enumerando i princìpi che soli possono aiutarci a uscire da una prospettiva rovinosa, nella convinzione che il mercato ha ora più che mai necessità di “chiare regole di comportamento valide a livello globale».

Espressione di un pensiero teologico che ora, negli anni del pontificato di papa Francesco, è venuto finalmente in luce, Küng, riformista e progressista «lasciò al “Nonino” un segno indelebile: tutta la famiglia lo ricorda con affetto e gratitudine – commenta Antonella Nonino – ha saputo unire la libertà e la sostanziale fedeltà alla sua fede Cattolica di cui è stato sacerdote e teologo sempre fedele al Vangelo».

Alla cerimonia di consegna del premio, alle distillerie a Percoto, il neuroscienziato Antonio Damasio ne mise in luce il pensiero, «caratterizzato da una totale indipendenza dall’autorità» e ne ricordò «il rifiuto della dottrina dell’infallibilità papale», come pure il rammarico «per la deviazione di Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI dalla strada delle riforme».

Küng ringraziò con parole ispirate a “Va pensiero” e consegnò alla platea una riflessione che oggi più che mai, risuona per il suo valore: «Che cosa direbbe Verdi sulla sua patria di oggi? Non si potrebbe pensare, cari amici italiani, che lui che ha creato questo potente simbolo musicale per il Risorgimento “del tempo che fu” parlerebbe di un altro risorgimento, che conduca, a un tempo migliore? Con un Presidente del Consiglio serio, competente, onesto, con un governo di esperti, con un Parlamento dove gli onorevoli tornino a essere onorabili.

L’inno – aveva proseguito – culmina nella strofa: “O t’ispiri il Signore un concento, che ne infonda al patire virtù!” Verdi oggi probabilmente direbbe: “che ne infonda all’agire virtù!” E una virtù che si richiede oggi specialmente per questo risorgimento è l’onestà: onestà nello Stato e nella Chiesa, a Montecitorio e in Vaticano, nella politica e anche nell’economia». 


 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi