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Quel primo maggio di 76 anni fa la nascita della Patria dei friulani

È il giorno della liberazione di Udine dai nazi-fascisti conquistata da uomini e donne combattendo

Il primo maggio del 1945 è la data della liberazione di Udine dai nazi-fascisti e il giorno in cui nasce la nuova Patria dei friulani, diventa il giorno fatidico in cui i friulani diventano cittadini in divenire di una democrazia popolare, non più servi della gleba di feudatari come nel basso e alto medioevo, servi del Patriarcato di nobili tedeschi, non più sudditi di Venezia, dell’Impero Asburgico, del Regno d’Italia dei Savoia, non più pedine della dittatura fascista, burattini manovrati da Mussolini, ma finalmente cittadini, uomini e donne, che hanno nelle loro mani il proprio destino.

Dopo un ventennio di illusoria grandezza ma di reale povertà, di sofferenza e di guerre e tre anni di drammatica, cruenta Resistenza armata al nazi-fascismo i friulani, forse più degli altri italiani, diventano protagonisti e agiscono in autonomia per rivendicare una vera libertà ma anche nuovi diritti e nuovi doveri e una diversa umanità.


Era venuto il momento di diventare, una volta per tutte, uomini e donne di un nuovo Friuli, costruttori di una nuova Patria del Friuli pazientemente progettata, e giorno dopo giorno guadagnata, mattone dopo mattone eretta, non più regalata, ma voluta combattendo da friulani e friulane, e non più calata dall’alto, ma plasmata dalla terra.

Una guerra civile quella affrontata dai friulani che si presenterà, al Comitato di Liberazione Nazionale prima, e alla nuova Italia Repubblicana poi, con una serie di specificità nel bene e nel male: friulana la prima formazione partigiana combattente d’Italia, il primo distaccamento Garibaldi d’Italia era nato qui, la più vasta Repubblica Partigiana quella della Carnia era sorta sui monti del Friuli e aveva iniziato a legiferare dando per primi in Italia, il voto alle donne quando capo famiglia, la più numerosa divisione partigiana d’Italia la Divisione Garibaldi Natisone Unificata si era formata e aveva combattuto in territorio friulano, ai confini orientali.

Questi gli aspetti positivi, ma a far crescere i friulani furono anche le negatività da superare, in Friuli si ebbero infatti: la creazione del Litorale Adriatico che di fatto era l’annessione al Terzo Reich delle provincie di Udine, Trieste, Gorizia e la necessità di lottare per non essere inghiottiti dalla Germania di Hitler; l’occupazione Cosacca della Carnia e del Friuli nord orientale con la necessità di sopravvivere a angherie e violenze e di non soccombere; i forti contrasti con il movimento di liberazione iugoslavo e tra le diverse anime politiche della Resistenza friulana che culmineranno nella strage di Porzus e la necessità di superare quindi le contrapposizioni politiche che si presentavano a volte in tutta la propria insensata violenza.

Furono presenti punte di diamante del movimento di liberazione, ma anche cocenti contraddizioni, comunque le une non esaltarono, ne le altre minarono la nascita della nuova Patria del Friuli.

Coloro che la vollero riuscirono di fatto a coinvolgere anche tutti quelli che nella zona grigia degli attendisti non avevano preso precisa posizione durante la guerra civile e a farli crescere politicamente e partecipare alla nuova nascente realtà che aveva nella libertà e nella democrazia e in una costituzione repubblicana avanzata le nuove istanze da seguire, portate avanti dai propri padri costituenti, che saranno di fatto e di diritto i padri fondatori della Nuova Patria del Friuli: Giuseppe Bettiol, Giovanni Cosattini, Luciano Fantoni, Giuseppe Garlato, Michele Gortani, Giacomo Pellegrini, Giuseppe Ernesto Piemonte, Gino Pieri, Guglielmo Schiratti, Mauro Scoccimarro, Tiziano Tessitori.

Nomi che insieme a quelli dei rappresentanti della Consulta Nazionale e di tutti i combattenti per la libertà, vanno ricordati almeno una volta all’anno: il Primo Maggio. 




 

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