Contenuto riservato agli abbonati

La Virtù e la Nobiltà del Tiepolo torna a occupare il salone d’onore di Palazzo Caiselli

È una riproduzione, l’originale si trova ai Musei civici di Udine in seguito al tentativo di furto del 1929



UDINE. Ritorna in questi giorni a Palazzo Caiselli, sede del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università di Udine, sebbene in riproduzione, la grande tela raffigurante La Virtù e la Nobiltà che scacciano l’Ignoranza, di Giambattista Tiepolo, conservata nei Musei Civici di Udine. La storia di questo dipinto è intrigante e restituisce uno spaccato della vita della nostra città.


Nell’ottobre del 1929 le pagine della cronaca giudiziaria del Giornale del Friuli furono monopolizzate dal resoconto del tentativo di esportazione illecita del Tiepolo che ornava il soffitto del salone d’onore della dimora dei Caiselli, allora adibito ad archivio e biblioteca.

Artefice dell’operazione, mossa da necessità economiche, il conte Franco Caiselli, uno degli eredi del casato: al termine del processo, Caiselli fu ritenuto colpevole di reato di contrabbando e condannato a pagare una multa di 250.000 lire. Il dipinto di Tiepolo invece venne confiscato a favore dello Stato.

Nel dicembre del 1935, così, il quadro passa in deposito nei Musei Civici di Udine, ove è tuttora esposto con un allestimento concepito per offrire al visitatore la possibilità di osservarlo secondo le regole dell’artista, a testa all’insù, con una brezza di vertigine e capogiro: Tiepolo prima di tutto è pittore di soffitti che predilige gli spazi mobili e aperti di cieli luminosi, dove le forme e le figure fluttuano in libertà.

La tela era stata commissionata da un avo del conte Franco, Carlo Caiselli, forse in occasione del matrimonio del figlio Bernardino con Pisana Brandolini nel 1743 o in concomitanza con la nomina a consigliere nobile dell’altro figlio Francesco.

Il tema raffigurato è frequente nei soffitti licenziati dal maestro veneziano per dimore patrizie proprio intorno agli anni quaranta del Settecento, cioè il trionfo della nobiltà d’animo e d’intelletto sull’ignoranza.

Si trattava di un’immagine congeniale all’aristocrazia della Serenissima, tanto della capitale quanto della terraferma, tanto di vecchia o recente istituzione, desiderosa di glorificare i propri traguardi, culturali ed economici, nella società del tempo.

I Manin, per esempio, seguirono i Caiselli e nel 1748, in occasione delle nozze di Ludovico, ultimo doge di Venezia, ingaggiarono Tiepolo per la trasposizione pittorica del trionfo delle loro virtù, celebrate in un grande dipinto che dal 1972 si trova in California.

Ignorato a lungo dalla critica – lo scrittore Fabio di Maniago riteneva Tiepolo «degno di ammirazione ma non di studio» - e reso noto in un periodico locale a fine Ottocento, il soffitto di Tiepolo di palazzo Caiselli non sfuggì all’occhio attento di Gino Fogolari, soprintendente alle Gallerie, ai musei medievali e moderni e agli oggetti d’arte di Venezia. Nel 1910 il quadro fu notificato ai conti Caiselli come di importante interesse diventando dunque inamovibile.

Il provvedimento innescò tentativi di vendita scartati – le 100.000 lire proposte dall’antiquario veneziano Carlo Balboni furono reputate insufficienti dai Caiselli –, interventi conservativi e perizie di commissioni ministeriali, trasferimento temporaneo nella sede della Banca del Friuli, appello allo Stato affinché esercitasse il diritto di prelazione acquisendo l’opera per il patrimonio nazionale.

Unico periodo di “pace” per il quadro fu, il che potrebbe suonare paradossale, quello coincidente con la prima guerra mondiale quando rimase nel palazzo di piazza San Cristoforo senza subire danni. Quindi, nel 1929, il tentativo di esportazione: impacchettate entro un rotolo di canapa, puerile espediente per bleffare i controlli doganali, La Virtù e la Nobiltà scamparono fortunatamente ad un viaggio, di solito “senza ritorno”, verso il mercato internazionale.

Il processo del 1929 presso il Tribunale di Udine mise a nudo l’incuria e il disinteresse dei proprietari, innescando nella cittadinanza una crescente sensibilità per il destino del dipinto, ormai considerato indissolubilmente legato a Udine, tanto più considerando il depauperamento subito dal patrimonio artistico durante la Grande guerra.

Così nel 1935 la direzione dei Musei Civici si appellò al governo chiedendo la restituzione alla città «dell’insigne opera che mai avrebbe dovuto abbandonare il luogo dove fu mirabilmente creata».

L’asportazione della tela però lasciò un vuoto sul soffitto del salone “del Tiepolo”, come ormai viene denominato, un vuoto che sta per essere colmato grazie a una fedele riproduzione dell’originale realizzata secondo le più avanzate tecniche digitali.

Tra qualche settimana, pandemia permettendo, sarà nuovamente possibile per studiosi e studenti rileggere e rivivere lo spazio del salone d’onore, che ospita convegni e conferenze, alzando lo sguardo e lasciare l’occhio vagare e perdersi tra nuvole, stoffe preziose e gioielli, in un mondo ideale dove per l’Ignoranza non c’è più posto. —

* Professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università degli studi di Udine
 

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi