Tintoretto, Van Dyck, Picasso, Monet e Balla: a Illegio un viaggio in mezzo millennio di bellezza

Dal 16 la mostra “Cambiare” nel borgo carnico



C’è pure un inedito Picasso nella mostra “Cambiare”, che aprirà le porte a Illegio, il borgo alpino sopra Tolmezzo, il 16 maggio. Questo è la novità comparsa ieri in conferenza stampa a Udine. La sorpresa rallegra, anche perché questa “Testa di donna” datata 1943 appartiene a una collezione privata che è pure friulana. È uno dei ritratti “scomposti” di Dora Maar, la pittrice e fotografa amata dall’artista, e più volte talentuosamente dipinta, ma in questo caso, c’è la novità della prima volta. E questo non stupisce, se il colpo di scena riguarda il magico mondo culturale a firma don Alessio Geretti. (Basta annotare che un paese di 340 abitanti, sconosciuto fino al 2004, ha accolto in visita finora oltre quattrocentocinquantamila persone.)


Presentazione ricca di spunti, dicevamo, quella avvenuta in Sala Pasolini nel palazzo regionale, per una mostra simbolo, a cominciare dall’azzeccato titolo “Cambiare”, che è l’emblema della ripartenza culturale sul territorio, dopo i difficili mesi pandemici. Sia l’assessore regionale alla cultura Tiziana Gibelli che il presidente della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini, hanno raccolto l’invito per lanciare il segnale di positivit. »Cambiamento è un bel modo di ricominciare – sottolinea Gibelli – e da spettatrice curiosa quale sono, mi domando l’origine del filo rosso che lega Monet a Caravaggio e a Picasso». Domanda legittima, da porre al curatore, noto ormai come tessitore di straordinarie trame culturali e spirituali, e anche ieri, ottimo relatore.

Per “Cambiare”, in mostra fino al 17 ottobre, saranno trenta i capolavori d’arte internazionale, per un viaggio in mezzo millennio di bellezza, dal Cinquecento fino al Novecento. Alcuni nomi soltanto: Tintoretto, Antoon Van Dyck, Claude Monet, Giacomo Balla, Edmond Leroy-Dionet, Raffaello Gambogi. La maggior parte di esse sono opere mai viste prima d’oggi in Italia, alcune sono totalmente inedite. «Lo scopo della mostre del Comitato di San Floriano», è la presidente Lara Iob a parlare, «è quello di portare il pubblico a porsi delle domande fondamentali. Si entra alle mostre in un modo e si esce diversi». Nulla di più facile per scrive ora è raccogliere l’invito a rilanciare la cultura per ripartire. Linfa necessaria per tutti. «Illegio è un acceleratore verso la normalità, quella che ci è tanto mancata – precisa Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli - ed è un vero brand culturale».

La mostra “Cambiare” è un’avvincente meditazione su un’esperienza fondamentale della nostra esistenza. «Cambiare mette in mostra questo movimento – racconta don Geretti – che riguarda il cosmo e le specie e le coscienze». «Mettendoci in ascolto della mente e del cuore di grandi artisti che hanno imparato cosa significhi cambiare nella carne viva delle loro storie personali, piene di conquiste e di ferite – aggiunge - essi ci fanno riscoprire le storie narrate dalle più belle pagine della nostra civiltà». Il curatore evoca per la sua selezione la mitologia classica, la Sacra Scrittura, la letteratura e il teatro, la storia delle rivoluzioni e delle trasformazioni dell’Occidente.

Quattro le sezioni del percorso. La prima è dedicata all’impulso di cambiare il mondo attorno a noi, con piglio rivoluzionario. La seconda è centrata sui più affascinanti racconti di metamorfosi, dalla mitologia alle favole, che attraverso simboli e drammi colgono nel cambiamento l’essenza meravigliosa e tormentata del nostro vivere. La terza parte ricorda storie di cambiamento interiore, morale e spirituale, di ascesa e di caduta, di smarrimento e di ritorno: una meditazione sulle forze che cambiano l’uomo. Nella quarta sezione s’apre il panorama del cambiamento dell’arte, dalla prospettiva dei maestri antichi fino alle percezioni dell’Impressionismo e alla ricerca di una nuova profondità e di nuovi linguaggi dal Novecento in poi. «Scegliendo alcuni esempi eminenti – chiarisce Don Geretti – la mostra tenterà non semplicemente di indicare che l’arte cambia, ma perché essa cambia».

“Non tutto cambia nella vita, ma nella vita accadono cose che cambiano tutto”. Lo si legge nel comunicato stampa. Ebbene, dal 17 maggio fino al 17 ottobre, una delle possibili risposte sta lassù, davanti all’Amariana, in quel miracoloso borgo, pieno di cultura. —


 

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