Dal Teatro alla Scala alla Piccola patria: Benois, lo scenografo amico della Callas

Venerdì un appuntamento dedicato al famoso artista che sposò una friulana e che visse per lunghi periodi a Codroipo

UDINE. Che cosa lega ancora oggi la storia del teatro italiano con il Friuli? Qual è il rapporto tra le arti figurative e quelle della scena sul territorio regionale?

Per rispondere sarebbe sufficiente ricordare un solo nome ed evocare una sola personalità: quella del pittore e scenografo di origini russe Nicola Benois (1901-1988) che con la Piccola Patria intrecciò un legame forte e duraturo di cui oggi è possibile ripercorrere le tracce salienti.

Spetta infatti al Centro studi Padre David Maria Turoldo e all’Associazione culturale e musicale Amonie la realizzazione dell’evento dal titolo “Una favola pittorica. La divina Callas, Nicola Benois e il Friuli Venezia Giulia” che verrà trasmesso venerdì 7 maggio alle 21 in occasione della VIII edizione della Setemane de Culture Furlane organizzata dalla Società Filologica Friulana (www.setemane.it).

Si tratta di un contributo a più voci moderato dal maestro Daniele Parussini che racconta al grande pubblico i dettagli di una storia ancora poco conosciuta e che si dipana tra Milano e il Friuli a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso e trova in Nicola Benois il suo fulcro principale.

A tratteggiare con dovizia di particolari la vicenda umana e professionale dello scenografo che lavorò per il Teatro alla Scala dal 1937 al 1970, è Raffaella Beano, esperta conoscitrice della vita di un uomo che giunse in Italia dalla natia Russia dopo aver fatto tappa a Parigi dove il padre Alessandro, pure scenografo, aveva collaborato con Sergej Diaghilev per i Balletti russi.

Come ricostruito nella biografia scritta da Vlada Novikova Nava (2019), fu la sua collaborazione con Arturo Toscanini a condurlo nel capoluogo meneghino dove si stabilì e dove incontrò la soprano Disma De Cecco, originaria di Codroipo, che sposò in seconde nozze eleggendo la cittadina friulana a sede delle sue vacanze lontane dal teatro.

Intorno alla coppia Benois – De Cecco ruota la vicenda di Maria Callas agli inizi della sua carriera, giovane moglie di Giovanni Battista Meneghini, il proprietario delle fornaci di Torsa di Pocenia, dove la soprano trascorse più di qualche tempo per accompagnare il marito.

Entrambi erano amici di Nicola Benois e della sua compagna con cui la Callas aveva inizialmente condiviso le scene.

Poche le testimonianze e molti i ricordi di una voce “divina” ascoltata dalle finestre aperte durante l’estate secondo la ricostruzione offerta da Federica Ravizza che inanella il racconto di una presenza friulana della Callas che dalla “Turandot” interpretata al Teatro Puccini di Udine nel 1948 arriva fino al 1969 quando la cantante fu nuovamente in regione a Grado insieme a Pier Paolo Pasolini per dare vita alla “Medea”.

Tutto intorno un contesto storico evocato da Federico Bernardis che dei teatri udinesi narra la storia ancorandola alla Udine ottocentesca dove erano attivi ben tre strutture: il Sociale, il Nazionale e il Minerva oggi scomparsi ma dove furono allestiti, almeno fino ai primi decenni del Novecento, spettacoli importanti per la storia culturale della città.

Dal quel racconto però emergono oggi spunti interessanti che hanno permesso di ritessere a chi scrive i rapporti che molti artisti in Friuli Venezia Giulia instaurarono con il teatro, rapporti di dare e avere che ancora attendono di essere approfonditi nel loro complesso.

Se Nicola Benois da scenografo di grande levatura seppe coinvolgere nel suo lavoro artisti puri come Marc Chagall, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, non si deve dimenticare quale fu il tributo offerto da personalità operanti su fronti paralleli come quelle del triestino Guido Marussig operante alla Scala per buona parte della sua vita, di Augusto Černigoj formatosi negli anni Venti del Novecento alla Bauhaus di Weimar, di Marcello Mascherini presso il club teatrale La Cantina a Trieste negli anni Sessanta, di Carlo Sbisà, Luigi Spacal, Giuseppe Zigaina fino a giungere al lavoro di Miela Reina che insieme a Enzo Cogno e a Carlo de Incontrera seppe rinnovare radicalmente il legame inscindibile tra arte, vita e teatro. —
 

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