Preziosi e l’Italia dei terremoti «Sismi emotivi che ti cambiano»

Alle Giornate della luce il popolare attore presenta il suo primo documentario Un racconto visivo su 50 anni della nostra storia attraverso le devastazioni



Appuntamento di sicuro richiamo e interesse quello in programma oggi, mercoledì 9, a Le giornate della luce in corso a Spilimbergo fino a domenica. Si tratta un incontro con l’attore, popolarissimo interprete di tante fiction Tv, Alessandro Preziosi che presenterà la sua prima opera da dietro la macchina da presa: un “racconto visivo” sugli ultimi 50 anni della nostra storia, narrati attraverso un punto di vista e uno sguardo molto particolari, quello delle devastazioni sismiche che hanno investito l’Italia, dal terremoto del Belice nel 1968 fino a quello di Amatrice nel 2018. Si intitola “La legge del terremoto”.


«L’idea mi è venuta durante un incontro con il presidente Mattarella, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario del Belice, nel corso delle quali il presidente parlò del valore civile del cinema. Ecco, mi interessava e appassionava raccontare per immagini un qualcosa che ha segnato profondamente la storia del nostro paese, cercare di disegnare la mappatura sismica, ma non soltanto quella, perché un terremoto si porta dietro tantissime implicazioni, sociali, politiche, culturali, emotive». Un racconto fatto di materiali usciti dalle teche Rai, dall’Istituto Luce, di testimonianze di scrittori, giornalisti, politici... Non ultima quella dello stesso Preziosi, che nel 1980 fu testimone diretto del terremoto in Irpinia, «sono un sopravvissuto perché la casa di amici in cui mi trovavo venne giù per più della metà».

Di solito i documentari affrontano la storia attraverso i grandi avvenimenti, gli avvicendamenti politici, le guerre. Perché proprio il terremoto? E quale è la sua legge?

«Perché In Italia non c’è un momento in cui potresti permetterti di non pensare ad un terremoto. Perché sarebbe come non curarsi a sufficienza degli imprevisti che si palesano all’improvviso e palesano al tempo stesso le nostre debolezze, le nostre fragilità, il nostro vivere nell’impermanenza».

Ma c’è anche qualcosa in più.

«Ho voluto testimoniare anche che cosa è quali possono essere terremoti emotivi, quelli che ti cambiano la vita da un momento all’altro e che ho affidato al racconto di alcuni testimoni, come Sgarbi, Sabelli, Bersani, Erri De Luca».

E il suo o un suo terremoto emotivo, se posso chiederlo?

«Un terremoto dell’anima è quello che vivo quando mi chiedo che cosa è la fede, ogni volta che guardo il cielo e sento un movimento incontrollabile cui non riesco dare nessun nome, nessuna immagine, nessuna idea: un terremoto terribile».

Il Teatro, che ha cominciato proprio da noi nel lontano 1995 allo Stabile regionale interpretando Laerte nell’Amleto, diretto da Antonio Calenda, che posto ha nel suo cuore?

«È stata la mia arcadia, il mio grandissimo racconto: per me il teatro ha una grande forza quando al di là della performance degli attori o dei grandi testi, ha capacità di raccontare una storia, sicuramente la cosa che ha catturato di più il mio cuore».

Lei deve la sua popolarità alla Tv, alle fiction, a giugno un nuovo appuntamento...

«Si tratta di “Masa Antonio, sezione scomparsi”, la storia molto affascinante di un poliziotto, lui pure un ex scomparso, Incaricato di ritrovare le persone scomparse, magari per ritrovare se stesse e che non hanno voglia di farsi trovare. Una fiction per me molto coinvolgente. Come lo è stato girare il film di Francesco Patierno, “La peste” di Camus ambientato però a Napoli durante la pandemia».—

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