Omaggio a Dante con lo spettacolare e cupo “Inferno” del 1911



Prosegue con un omaggio a Dante il festival “Le Giornate della Luce” di Spilimbergo, ideato e curato da Gloria De Antoni e Donato Guerra. Oggi, giovedì 10 giugno alle 15 al Cinema Miotto di Spilimbergo, appuntamento con “Dante senza parole (e con)”, con la regista Maria Martinelli e Carlo Montanaro introdotti da Silvia Moras: un evento che nasce dalla collaborazione tra Le Giornate della Luce e il Ravenna Nightmare Film Festival, al quale hanno aderito anche Le Giornate del Cinema Muto e la Cineteca del Friuli. Due le proiezioni in programma: “L’Inferno” (1911) e “The Sky over Kibera” (2019) di Marco Martinelli.


Il cinema italiano, fin dai suoi esordi, si dimostra interessato alla “Divina Commedia”. Tra il 1907 e il 1910 vengono realizzati alcuni cortometraggi incentrati su singoli episodi o personaggi dell’“Inferno”. Per il cinquantenario dell’unità d’Italia, di cui Dante Alighieri era diventato un simbolo, la Milano Films, una delle principali case di produzione dell’epoca, annuncia con largo anticipo la realizzazione di un film di grosso budget intitolato “L’Inferno”, di una lunghezza inusuale (circa un’ora; sarà infatti il primo lungometraggio del cinema italiano) in 54 quadri (o scene), con un grande impiego di comparse e di mezzi.

Sfruttando la pubblicità che accompagnava la lavorazione di questo kolossal, la Helios Film, una piccola casa di produzione di Velletri creata da un gruppo di professori del locale Istituto tecnico, vuole battere sul tempo la produzione milanese girando in poche settimane un film più corto (circa 15 minuti) sullo stesso tema, a basso costo, con un minor numero di quadri e comparse, affidando la regia a Giuseppe Berardi (che interpreta anche il ruolo di Dante) e Arturo Busnengo.

La pellicola esce nelle sale cinematografiche nel gennaio del 1911, nonostante le accuse di concorrenza sleale lanciate dalla Milano Films che doveva ancora completare la sua opera, la quale verrà presentata tre mesi dopo riscuotendo grande successo. Ma pure la spregiudicata operazione della Helios Film si rivela un successo sia in Italia che all’estero, tanto che nello stesso anno questa piccola casa di produzione realizza anche una versione del “Purgatorio”.

A lungo creduto perduto, “L’Inferno” della Helios viene ritrovato nella Filmoteca Vaticana (istituita nel 1959, con sede a Palazzo San Carlo a Roma) e restaurato nel 2008. Anche tale pellicola dimostra di ispirarsi (come quella della Milano Films) alle visioni dell’oltretomba dantesco che avevano plasmato l’immaginario collettivo attraverso le illustrazione di Gustave Doré, ampiamente diffuse nell’Ottocento. Infatti la traduzione visiva del capolavoro dantesco e di altri grandi classici operata dall’artista alsaziano ha avuto un’influenza notevole sulla nascente industria cinematografica per quanto riguarda l’utilizzo della luce, la composizione delle inquadrature, la drammatizzazione dello spazio, gli effetti spettacolari, nonché tocchi sensuali come nella scena del volo dei lussuriosi in cui Francesca, avvinghiata a Paolo, si mostra col seno nudo. —



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