I doveri dell’uomo, così 160 anni fa Mazzini provò a cambiare l’Italia

Gaspari ripubblica il saggio che contiene un decalogo morale. L’opera uscì nell’anno della spedizione dei Mille

In questi giorni è stato distribuito in libreria dalla Gaspari editore “Doveri dell’uomo” di Giuseppe Mazzini, la ristampa anastatica del libro pubblicato nel 1860 con ubicazione Londra, ma di fatto, stampato in quell’anno ad aprile a Lugano e in una seconda edizione a settembre a Napoli e diffuso, in tutte le realtà politiche italiane un anno dopo, nel 1861 proprio 160 anni fa; oggi la ripubblicazione è fortemente voluta da Edi Moroso presidente della sezione friulana dell’Associazione Mazziniana Italiana.

Il libro in edizione numerata viene riproposto ai lettori, sebbene possa sembrare anacronistico, in realtà è un semplice modo di fare giustizia a un testo importante e ancora valido che non si può liquidare affibbiandogli frettolosamente l’etichetta di ottocentesco, risorgimentale e quindi irrimediabilmente superato. Libertà, Eguaglianza, Indipendenza, Unità, ma soprattutto, Europeismo e Umanitarismo furono le parole d’ordine di Mazzini, furono di assoluta rilevanza e continuano a esserlo oggi.


Il Dovere era per lui la regola interiore imprescindibile, e l’educazione permanente e l’idea di Progresso, le forze inesauribili per il cambiamento culturale, sociale, economico della realtà italiana e internazionale.

I “Doveri dell’uomo” è per Mazzini il libro della maturità, in esso ridefinisce e arricchisce molte delle sue tematiche, dando nuovo ampio respiro ai suoi ideali. L’opera veniva data alle stampe nell’anno fatidico della spedizione dei Mille nelle due Sicilie a cui stavano partecipando un rilevante numero di mazziniani, anche friulani.

Si rivolgeva a tutti gli uomini, all’umanità intera, e poneva da subito l’accento sulla educazione e sull’istruzione permanente e per tutti e poneva in primissimo piano i doveri che rilevava essere il vero punto di riferimento per l’umanità insieme ai diritti che seppur importanti e imprescindibili, da soli, portano inesorabilmente all’individualismo e all’egoismo e allentano e fanno lentamente venir meno i vincoli sociali. I doveri sono la base della comunità di una nazione che nasce nel rispetto della sovranità popolare e delle leggi e prime fra tutte di quelle di Dio legate alla salvaguardia dell’Umanità.

L’opera è strutturata come un decalogo nel quale si indicano i corretti comportamenti morali. I primi doveri, primi non temporalmente ma perché più importati e perché senza comprenderli pienamente non si possono portare a compimento in modo efficace gli altri, sono senza dubbio quelli verso l’Umanità. Solo nel loro rispetto si potranno considerare, i pure importantissimi, doveri verso la Patria e la Famiglia. La coscienza personale deve essere in sintonia con la coscienza dell’Umanità. Tanto più che oggi l’uomo è consapevole che la legge della vita è il progresso, per il singolo individuo come per l’umanità intera e la sua cornice la salvaguardia dell’intero pianeta.

Nella postfazione al libro l’avvocato Enzo Barazza vede nella redazione della “Carta dei doveri Umani”, fortemente voluta dal premio Nobel Rita Levi Montalcini e proclamata nel 1993, a Trieste, dall’International Council of Human Duties una ideale comunione di intenti con “I Doveri dell’Uomo”, ne costituisce un naturale e logico complemento e sviluppo, che contribuisce a garantire attualità e validità all’illuminato scritto di Mazzini, che ancora oggi in tempo di pandemia vuole ricordarci di mettere da parte gli egoismi corporativi e di parte e di guardare risolutamente al dovere di ognuno verso l’umanità intera che attraverso la solidarietà va salvaguardata dai disastri economici e dalle malattie epidemiche.

Così come viene ribadito da più oratori alla seduta del G7, tenuta in questi giorni, l’esigenza di vaccinare l’intera umanità è ineludibile. 




 

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