I giovani cambiati dalla pandemia: le reazioni nelle pagine di Galiano

Esce il nuovo lavoro dello scrittore e professore pordenonese “Felici contro il mondo”


Con “Eppure cadiamo felici”, il romanzo che nel 2017 lo ha consacrato scrittore, Enrico Galiano scattava una polaroid della fase centrale dell’adolescenza. “Felici contro il mondo”, che esce oggi per Garzanti, il suo sesto libro, quello che ha scritto più velocemente, durante il lockdown, ci consegna una fotografia del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. E si tratta, infatti, del seguito di quel primo fortunato esordio.

Un romanzo con il quale il prof più amato d’Italia - Massimo Gramellini lo ha paragonato al “capitano, mio capitano” John Keating de “L’attimo fuggente” - fa nuovamente incontrare ai suoi lettori Gioia e Lo, che nel frattempo sono cresciuti con loro. 432 pagine in cui si rinnova la capacità di Galiano di arrivare al cuore dei ragazzi, di intercettarne fragilità e forza, paure e sogni. E di saper parlare, indirettamente, a chi di questi giovani dovrebbe prendersi cura.


Gioia Spada è tornata. Ancora con il dizionario delle parole intraducibili, con i sentimenti di amore e odio per Lo, con la gente intorno a lei che continua ad andarsene, mentre avrebbe tanto bisogno di qualcuno che restasse. È caduta e non è più felice. “È diventata la notte del giorno che era”. Cosa le è accaduto?

«Sta diventando adulta e io volevo raccontare cosa può succedere quando nel passaggio dall’adolescenza alla maturità arrivano le prime frizioni forti, le prime occasioni in cui ti senti tradito, deluso, soprattutto dalle persone che credevi rappresentassero i tuoi sogni, un’esperienza che un po’ tutti abbiamo vissuto».

Quello che colpisce, è il fatto che Gioia ha lasciato la scuola. Ha una molteplicità di passioni e interessi ma non si incastrano con ciò che la storia le chiede, non si vede apprezzata. E poi la grande delusione causata proprio dal suo prof preferito. Ha perso la fiducia negli altri e in se stessa.

«Come nel caso di Gioia, l’abbandono scolastico, a parte una costante di situazioni familiari difficili, separazioni, problemi economici, spesso riguarda studentesse e studenti molto dotati che semplicemente non riescono a inserirsi nel contesto di una scuola, quella italiana, che non è il luogo migliore per esprimere le proprie potenzialità, ma bene che vada ti omologa. “Dedichiamo questa vittoria a quel prof che ci diceva sempre di stare zitti e buoni” ha dichiarato Damiano dei Maneskin sul palco di Sanremo, dopo la vittoria. Ma quanti sono nelle nostre scuole i ragazzi che senza il talento debordante di Damiano perdono fiducia in se stessi? La domanda che dobbiamo porci è se possiamo far sì che la scuola sia un luogo in cui si sentano accolti. Stiamo fortunatamente imparando a riconoscere le nuove intelligenze, ma la strada è ancora lunga. La contingenza storica ci chiede non solo di cambiare didattica, ma di rivoluzionarla, renderla a misura di ogni singolo ragazzo».

Un altro tema che emerge anche in questo romanzo, è la fallibilità degli adulti e la necessità che i ragazzi imparino ad accettarla.

«Soprattutto noi insegnanti dovremmo subito metterlo in chiaro, con loro. Ho cercato di raccontare anche questo, e di dire che anche i professori imparano dai ragazzi, che il rapporto funziona se c’è osmosi. E infatti a un certo punto sarà Gioia a spronare il professore a riparare».

Galiano, nessuno meglio di lei può dirci e se e come l’emergenza Covid ha cambiato i giovani.

«Sono sorpreso dalla grinta che hanno tirato fuori, anche se sapevo che erano una generazione più forte di quella che li ha preceduti. Hanno sofferto, ma hanno mostrato tutta la loro energia: quando hanno preso i banchi e sono usciti fuori dalla scuola pur di fare lezione, quando sono scesi per strada a gridare il loro disagio, quando si sono organizzati per dare vita a piccole comunità pur di stare insieme e recuperare la socialità perduta. Che alla loro età è tutto. Ma hanno vissuto una privazione che li porterà a una grande gioia: nella sorta di dopoguerra che stiamo vivendo questa generazione ci farà sognare». 


 

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