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Noa svela a Grado la sua anima jazz: così parlo d’amore

GRADO. Icona. Un titolo per artisti che con la propria personalità sono riusciti a trascendere il settore di competenza, assurgendo a stelle comete universali di musica e umanità. Tra le icone del nostro tempo c’è sicuramente Achinoam Nini, per tutti Noa.

Cantante apprezzata a livello globale, attivista per la pace in Israele, punto di riferimento culturale riconosciuto da onorificenze e premi. Martedì 27 luglio, assieme al compagno di viaggio Gil Dor alla chitarra e alla guest star Ruslan Sirota al piano, salirà sul palco del Parco delle Rose di Grado per il terzo evento di Onde Mediterranee, il festival di Euritmica (inizio 21.30, biglietti su Vivaticket e Ticketone e dalle 19.30 alla biglietteria al parco).

Com’è nato “Afterallogy” (l’album uscito a maggio)?

«Afterallogy è un lavoro jazz. Si tratta di un disco che volevamo realizzare da tempo, e questo perché il jazz è sempre stato una parte importante delle nostre vite. Io sono cresciuta ascoltando molto jazz a New York, Gill è un musicista jazz molto rispettato ed è il fondatore della Rimon School, la più importante scuola di jazz e musica contemporanea in Israele, dove ci siamo incontrati (io ero una sua studentessa, e lo sono ancora). Il nostro primo album è stato prodotto da uno dei più importanti jazzisti viventi, Pat Metheny, e i festival jazz sono una casa naturale per noi».

La pandemia ne ha influenzato in qualche modo la genesi?

«I periodi in lockdown ci hanno dato il tempo e lo spazio per concepire e creare questo progetto. È un disco delicato e ricco di sfumature, che racchiude il nostro linguaggio musicale unico e la nostra complicità sviluppata in oltre trent’anni di collaborazione. Sento che è un album che scende in profondità, perfetto per la riflessione e la concentrazione evocate dal “silenzio” del Coronavirus».

Il brano “My Funny Valentine” è poi un vero e proprio inno all’amore.

«È una canzone sul sentimento incondizionato, sull’essere amati per ciò che si è, con tutte le proprie imperfezioni. Trovo che questo sia un brano molto significativo per i nostri tempi, dove tutti sembrano voler essere una “bambola di botox”, cercando di adeguarsi a qualche folle idea di ciò che significa essere perfetti o belli. La mia protesta è contro questa forma di tortura, io cerco di mettere in luce l’importanza dell’umanità, dell’imperfezione, della diversità, della semplicità e di una definizione di bellezza che sia ampia e soggettiva.

Per me è questo ciò che rende la vita meritevole di essere vissuta, nelle persone, nella musica, in tutto. Il nostro concerto è una celebrazione della vita e della musica. Sarà ricco di composizioni, improvvisazioni, stili e suoni diversi. Abbiamo così tanto da dare e lo offriamo con tutto il nostro cuore e la nostra anima». —
 

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