La “Vita nova” in marilenghe: il friulano rilegge l’opera di Dante

Il volume “Vite gnove”sarà presentato martedì 14 settembre nella sede della Società Filologica Friulana a Udine

UDINE. Ricordiamo quest’anno un anniversario di grande rilievo per la cultura italiana: i 700 anni della morte di Dante Alighieri, avvenuta il 14 settembre del 1321 a Ravenna.

L’importanza di Dante come scrittore, pensatore e poeta è universalmente riconosciuta e i suoi meriti letterari, non occorre ribadirlo, sono di straordinaria rilevanza.

Il rapporto tra Dante, il Friuli e il friulano è stato ampiamente dibattuto e ben conosciamo il giudizio - invero piuttosto sbrigativo - che del friulano aveva sinteticamente formulato nel “De vulgari eloquentia”, il trattato nel quale il poeta esaminava i diversi volgari della penisola alla ricerca di quello che potesse considerarsi “illustre”, cioè adeguato all’espressione letteraria.

Quel «Ces fastu crudeliter accentuando eructuant», che Dante ci attribuisce, resta un po’ a blasone dell’idioma di aquileiesi e istriani, un giudizio che pone il friulano del tempo lontano, secondo Dante, da un possibile uso colto e ricercato.

Che cosa possiamo fare quindi oggi, da friulani, per convincere Dante che in questi secoli la nostra lingua ha fatto molta strada e che ora è sicuramente meno crudele all’ascolto e anche più adatta a scrivere di temi nobili e ispirati? Proporre la traduzione della “Vita nova” ci è parsa una buona soluzione, avvicinando quindi il friulano all’opera composta da Dante dopo la morte della sua Beatrice, intorno al 1290, un’opera nella quale, unendosi prosa e poesia (sono 42 capitoli con narrazioni e commenti a 31 liriche), la lingua dà una dimostrazione di grande finezza e duttilità nelle espressioni e nei costrutti più diversi.

La “Vite gnove” pubblicata dalla Società Filologica Friulana, nell’elegante traduzione di Aurelio Venuti, viene presentata stasera alle 18 nella corte interna di Palazzo Mantica di via Manin 18 a Udine, sede dell’Istituto, un avvenimento che si potrà seguire anche in diretta streaming all’indirizzo www.filologicafriulana.it.

All’intervento di Matteo Venier, che illustrerà la circolazione e la fortuna delle opere di Dante in Friuli, seguirà la lettura di alcune parti dell’opera a cura degli attori Manuel Buttus, Paolo Mutti e Marta Riservato, con la regia di Carlotta Del Bianco.

La traduzione di un’opera di Dante in friulano, al di là delle celebrazioni di questo importante anniversario o del piacere che può darcene la lettura, ci invita a un’ulteriore riflessione.

Si tratta di una riflessione sul momento di crescita che il friulano ha fatto e può ancora fare, una crescita che vuol dire non solo adeguare il lessico alle mutate e accresciute esigenze della comunicazione contemporanea, ma anche consolidare l’uso dei registri delle espressioni più ricercate ed eleganti.

Una lingua, per sua natura, esprime tutta una polifonia di registri, trattando argomenti e occasioni diverse, e il friulano non fa eccezione. All’incremento quantitativo delle parole, per aggiornare le possibilità espressive della lingua, deve accompagnarsi la riflessione sulla qualità della lingua stessa, al fine di arrivare a quel biel furlan, come diceva Lelo Cjanton (Aurelio Cantoni), che solo giustifica l’impegno e gli sforzi che animano quanti vedono la lingua quale elemento valoriale fondamentale per trasmettere l’identità e l’anima di un popolo.

Una vita nova, insomma, che attraverso le parole di Dante sia di buon augurio per il friulano di domani. 


 

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