Dalla pedagogia alla demagogia: la politica in Italia prima e dopo Moro

Enzo Cattaruzzi racconta in un libro lo statista della Dc. Il passaggio dai partiti tradizionali a quelli “liquidi”

Dopo oltre 40 anni dall’assassinio dell’onorevole Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, uno degli statisti più autorevoli della nostra storia politica, molti analisti non solo politici stanno constatando che quella pagina di storia drammatica del nostro Paese è ancora lì che ci interroga e ci fa riflettere.

Da allora la politica italiana è cambiata. Autorevoli storici hanno definito quell’evento un vero e proprio colpo di stato. Un periodo dove si è constatato un intreccio tra terrorismo, entità nazionali e straniere e l’azione di servizi segreti nostrani ed esteri. Un momento dove si stava ridisegnando l’assetto politico italiano.

La Dc, allora partito architrave della politica nazionale, cambiava lo scenario e, in ogni caso, la sensazione era – ed è – che comunque tutto sarebbe cambiato. Non solo per il compromesso storico immaginato dallo statista democristiano.


Ancora adesso il mistero di quei giorni, nonostante le commissioni le indagini e i sospetti, continua ad essere tale. Una cosa è certa: che tutti giocarono la propria partita, dalla Dc, al PCI, al Psi, dal Vaticano, ai russi e agli americani, ai servizi esteri e nazionali e alla Nato.

Un capitolo che riverbera, dopo molti lustri su tutta la nostra società e ancora di più sulla politica attuale che da allora non ha trovato ancora dei leader capaci di una strategia inclusiva nella poliedrica situazione italiana. Certo quel mondo non esiste più, non c’è più la guerra fredda e i blocchi contrapposti di Stati Uniti e Unione Sovietica e non ci sono più.

Non ci sono più nemmeno quei partiti di massa come la Democrazia Cristiana e il Partito comunista, ma una società in evoluzione continua, con molti partiti” liquidi”, dove i social media pare siano fondamentali. Tuttavia, la storia politica di Aldo Moro, la sua rettitudine morale e il suo rigore intellettuale, sono ancora una stella polare per la politica.

Tutti, volenti o nolenti devono fare i conti con questa storia, che poi è la storia dei misteri dell’Italia degli ultimi 50 anni.

Per questo, il prima e il dopo la vita politica di Aldo Moro è sempre motivo di riflessione politica e sociale. Lo statista democristiano ha certamente segnato la storia della Nazione e il nostro passato, ma è ancora più pregnante per il nostro futuro.

Prima di Aldo Moro, la politica era – se vogliamo usare questo termine – pedagogica, mentre dopo e oggi in particolare, il più delle volte è demagogica.

La riflessione, il più delle volte è diventata un optional e la velocità con la quale si devono prendere le decisioni, in tutti gli ambiti e in politica specialmente, impone slogan e parole d’ordine.

Ecco da quel giorno tutto è cambiato e ancora oggi, la politica cerca una via per dare maggiore stabilità al Paese.

Aldo Moro, una delle persone alle quali il nostro Friuli deve molto, perché grazie a lui, in qualità di presidente del Consiglio dei Ministri, in occasione del terremoto che ha sconvolto la nostra terra, la nostra regione ha potuto diventare veramente autonoma.

Il banco di prova della ricostruzione infatti, ha segnato la svolta grazie a un iter burocratico da lui voluto, che ha permesso agli amministratori del tempo di poter gestire direttamente le risorse e le strategie di rinascita del Friuli. Scelta vincente e unica per ora, di tutta la storia repubblicana del nostro Paese.

Forse un atto d’amore per la sua “seconda Patria” che lui ha sempre amato. Dopo Aldo Moro la politica non è stata più la stessa, sempre più demagogica e meno pedagogica. Il mio libro vuol essere un exscursus – seppur non esaustivo- della sua presenza nella società italiana e internazionale, di quello che data e di quello che non ha potuto dare.

Un tributo a uno statista che ha scandito la vita di molti della mia generazione e che con il suo testamento politico continua ad interrogare le nostre coscienze e le generazioni future.

Tornando al fatto politico, dicono che in quei giorni tutti persero la testa, anche la stampa, perché l’evento era inimmaginabile. Fino ad ora, molti hanno tentato l’impresa per creare una nuova fase della politica italiana, in parte riuscendoci in parte no.

Da Forza Italia, al PD, Da FdI alla Lega, ma pare che la notte della Repubblica come diceva Sergio Zavoli, pare che non sia ancora finita. Si sa la storia viene scritta dai vincitori: Ma in Italia chi ha vinto?

Insomma, nonostante questo dilemma, Aldo Moro rimane un gigante della politica, non solo italiana, ma internazionale. 
 

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