Comello: «Con la danza voglio lasciare il segno»

Dal Friuli a Bruxelles, Edoardo alla conquista del suo sogno «Mi alleno sette ore al giorno, ma lo studio viene prima»



Talento, temperamento e tenacia. Cosa fa di un danzatore un artista? Molte cose, esperienza, cultura, sensibilità, occhi aperti sul mondo. Sicuramente Edoardo Comello, udinese, classe 2004, possiede già le tre “T” e grazie a queste, ha già cominciato al meglio la entreè nel mondo della danza professionale. Dopo gli studi, presso la scuola Axis Danza di Udine, diretta dalla madre Federica Comello, i molti riconoscimenti e primi premi nei concorsi nazionali e internazionali, il superamento nel 2021, delle numerose fasi delle audizioni alla Palucca Hochschule für Tanz di Dresda diretta da Jason Beechey, all’Europa Danse Company Brussels diretta da Lurent Drousie, all’University of Music and Performing Arts Monaco offerta da Kirill Melnikov, Edoardo è approdato alla scelta finale: volare a Bruxelles. «Sono stato scelto per una Junior Company – spiega il giovane danzatore – che è un passaggio tra l’Accademia e la compagnia professionale. A Bruxelles siamo in 11 ballerini».


Diciassette anni. Lontano da casa. E lo studio?

«Con la scuola di smettere non se ne parla. Non è concepibile non avere un diploma. Il mio percorso attuale, a Bruxelles, è per i giovani danzatori già diplomati, il direttore Drousie ha fatto un’eccezione per me, perchè potessi entrare prima. Studio da privatista con il Volta, faccio il percorso che fanno i calciatori. Solo che sono un ballerino».

A Bruxelles devi “arrangiarti”. Una cosa che non succede spesso ai ragazzi della tua età. Com’è la tua giornata?

«Mi alleno sei sette ore, al giorno, in palestra. Mercoledì mezza giornata, come i colleghi francesi. Lavoriamo anche sui video delle audizioni, e fino a gennaio, siamo impegnati con diversi coreografi che “monteranno” coreografie che poi danzeremo in teatro. Nonostante la mia giovane età sono molto intraprendente. Nel tempo libero vado in città, visito musei, cerco di conoscere gente. È un po’ dura, non è come a casa, a Udine, dove c’è mia mamma e i miei amici».

Come immagini il tuo futuro?

«Come quello di un pittore. L’arte è arte. È il modo in cui ti esprimi che fa di te un danzatore piuttosto che un pittore, ma devi essere sensibile e attento a quello che ti circonda per lasciare un segno, distinguerti. La danza chiede moltissimo ed è un mondo molto precario. Il mio piano è finire l’anno accademico e fare audizioni in giro per il mondo: prima tappa la compagnia di danza Ndt 2 (Nederlands dans theater)».

A Udine hai studiato danza classica e contemporanea e all’Europa Dance Company continui a farlo. Se tu potessi scegliere quale coreografia vorresti assolutamente ballare?

«Io mi vedo più come danzatore contemporaneo. Però vorrei interpretare il “passo a due” di Sigfrido con il cigno nero, nel Lago dei Cigni. E nei miei sogni c’è una produzione contemporanea della Batsheva dance company del coreografo Ohad Naharin. Si intitola Echod Mi Yodea. Tra trent’anni sarà come il “Bolero” di Ravel. Iconico. —



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