Il sigillo della città di Pordenone poi il racconto di sè al Verdi

L’inaugurazione di Dedica vede tradizionalmente l’avvio con la consegna del sigillo della città all’ospite. Cerimonia in grande stile, platea del teatro Verdi al completo, pubblico finalmente da grandi occasioni. Un sollievo per tutti, pubblico certo, ma anche per gli organizzatori poter ripristinare il carattere di scambio, relazione, dialogo tra le persone e gli autori che ha fatto la fortuna della formula unica del festival.

Vanno in questa direzione i ringraziamenti del curatore, Claudio Cattaruzza, ai chi sostiene il festival fornitori ed enti, e alle scuole e loro dirigenti che con pazienza hanno seguito e affrontato i temi suggeriti dalla ricca scrittura di Paolo Rumiz. Va in questa direzione anche il video messaggio dell’assessore regionale alla cultura Tiziana Gibelli che augura «il meritato successo di tutte le precedenti edizioni» e i ringraziamenti del neo assessore alla cultura del Comune di Pordenone, Alberto Parigi, nel consegnare allo scrittore e saggista il sigillo cittadino «per il tema del viaggio utile a scoprire più se stessi che il mondo».


«Viviamo in un momento – ringrazia visibilmente onorato Rumiz – in cui l’Europa si chiude e ricevere il simbolo di una porta aperta non è da poco, per me e per la città».

Il racconto con il pubblico, guidato dall’intervista di Federica Manzon, svela - come spesso succede a Dedica - gli aspetti intimi dell’ospite, quelli meno accessibili al lettore.

«Nasco come narratore grazie a mia nonna – racconta Rumiz – senza spostarsi da Trieste aveva vissuto sei dominazioni diverse, gli austriaci prima, poi il passaggio all’Italia, la Jugoslavia, gli alleati e di nuovo gli italiani. Aveva la capacità di raccontare la storia senza la componente drammatica, forse perché ero piccolo, raggomitolato nel suo letto ad ascoltarla, e non voleva spaventarmi. Di fatto era capace di prendere in giro tutti, con ironia, un ritmo quasi da commedia, come se fossero storie di burattini. Un ritmo che mi è rimasto dentro».

È l’avvio al racconto di sé, dei temi che l’hanno segnato e affascinato, dei viaggi e dei richiami irresistibili, «verso Est – precisa Rumiz – un margine che mi ha sempre attratto» scorrono così storie, città, Sarajevo, il mare, i pericoli, gli amici. La punta di quell’iceberg che il calendario di Dedica cercherà di svelare a partire da oggi, con l’inaugurazione di ben tre mostre nell’auditorium della Regione, e che vedranno in tre luoghi diversi l’esposizione di fotografie di Ulderica Da Pozzo, le illustrazioni di Cosmi Morelli per i libri di Paolo Rumiz e le mappe, libri, appunti e disegni di Paolo Rumiz.

Questo pomeriggio, inoltre, lo stesso autore leggerà il suo libro “Il filo infinito” con il commento vocale del gruppo sloveno Bodeča Neža alle 17.30 a Sesto al Reghena.

Tutti i dettagli sul calendario sono on line. —



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