Mosaicista friulano tra i 42 italiani sepolti al Père-Lachaise

Gian Domenico Facchina riposa nel cimitero parigino. Originario di Sequals, rivoluzionò la tecnica di posa 

È recentemente stato pubblicato da Skira, in versione bilingue italiano-francese, l’elegante volume L’Italia del Père-Lachaise, su progetto editoriale promosso dal Comites (Comitato italiani all’estero), dal Consolato generale d’Italia a Parigi e dal Ministero degli affari esteri, col contributo della Fondation Cino Del Duca – Institut de France.

Il volume, curato da Costanza Stefanori, illustra le vite straordinarie degli italiani sepolti nel celebre cimitero monumentale parigino. Fra i 42 personaggi vi è il mosaicista friulano Gian Domenico Facchina, la cui vita è descritta da Patrizia Bisson, presidente dell’Association France-Frioul, che ha anche aggiunto una scheda sulla Scuola mosaicisti del Friuli di Spilimbergo.


Gian Domenico Facchina nasce nel 1826 a Sequals. Si trasferisce presto a Trieste, dove frequenta la scuola serale di disegno e a soli diciassette anni partecipa al restauro dei mosaici della cattedrale di San Giusto.

Dopo altri lavori di restauro in Italia, fra cui nelle basiliche di Aquileia e di San Marco a Venezia, si trasferisce a Nîmes in Francia, ove sono stati riportati alla luce mosaici di epoca romana. Nel 1847 è a Montpellier e nel 1852 a Béziers, ove nel suo atelier elabora una nuova tecnica musiva basata nel pre-assemblamento delle tessere su fogli di carta o garza, ottenendo il brevetto dal governo francese nel 1858.

Come ha scritto un altro autore, William Bertoia nel suo libro “Meraviglie del mosaico”, il nuovo metodo consisteva nella lavorazione a rovescio, che consentiva di preparare e lavorare i materiali in laboratorio, apportandovi anche importanti correzioni per renderli perfetti, mentre il cantiere diveniva luogo di semplice posa in opera. Facchina poteva così aggiudicarsi gli appalti proponendo un ribasso del 30% rispetto ai concorrenti.

Gian Domenico Facchina partecipa all’Esposizione universale di Parigi del 1855 e nel 1860 si trasferisce nella capitale francese, dove conosce l’architetto Charles Garnier, incaricato del nuovo teatro dell’Opéra, che gli affida la decorazione della volta centrale. Grazie alla sua tecnica, in soli quattro mesi può realizzare più di trecento metri quadrati di mosaici raffiguranti strumenti musicali, animali, maschere, arabeschi e ornamenti vari.

Con i mosaici dell’Opéra Facchina raggiunge fama internazionale. Dal suo atelier escono opere straordinarie; solo a Parigi si possono ricordare le decorazioni per il Palais du Trocadéro, il Sacré-Cœur, l’Hôtel de Ville, il Louvre, l’École des Beaux-Arts, il Petit-Palais, oltre a banche, grandi magazzini e musei.

I suoi mosaici oggi si possono ritrovare nella cupola di Saint Paul a Londra, al Metropolitan di Chicago, nelle basiliche di Nôtre-Dame de Sion a Gerusalemme e di Lourdes, nel palazzo imperiale di Kyoto, nonché ad Algeri, Buenos Aires, Bucarest e San Pietroburgo.

Facchina nel 1886 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore. Non dimentica il suo paese natale, tanto che predispone nel suo laboratorio parigino la pavimentazione della chiesa di San Andrea a Sequals e provvede a recapitarla e collocarla a sue spese, come ha ricordato nella sua biografia Gianni Colledani.

Coinvolge altresì nella sua attività maestranze provenienti dal Friuli e dal Veneto e tra il 1877 e il 1888 trasforma Palazzo Labia di Venezia in un laboratorio scuola per trasmettere le nuove tecniche musive.

Gian Domenico Facchina muore a Parigi il 26 aprile 1903. Nella sua tomba c’è anche il cognome del genero A. Biret, che prosegue per alcuni anni l’attività della sua impresa.

Nel 1922 Andrea Avon, che aveva lavorato con Facchina in Francia, inizia a svolgere attività di docente di mosaico prima a Sequals e subito dopo a Spilimbergo, dove la scuola trova attuazione grazie alla collaborazione del professor Zanini e del sindaco Cantarutti. 


 

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