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L’Italia punta su Sorrentino nella corsa all’Oscar

“È stata la mano di Dio” del regista napoletano il film scelto per provare a portare il nostro cinema alla notte delle statuette

Calma e gesso è solo l’inizio di un lungo percorso ma la speranza c’è. L'Italia ha scelto di candidare “È stata la mano di Dio”, il film di Paolo Sorrentino che già aveva emozionato in anteprima mondiale a Venezia 78 da dove era uscito con il Gran premio della Giuria e il premio Mastroianni vinto dal giovane protagonista Filippo Scotti.

Ora quest’opera, personale, praticamente autobiografica, intima molto diversa dalla filmografia precedente del premio Oscar per “La Grande Bellezza” va alla selezione per il miglior film internazionale alla “Notte degli Oscar”.

Il prossimo passo sarà entrare nella shortlist: sono tantissimi i film in cerca di nomination, circa 80 candidati da tutto il mondo (dal francese “Titane” di Julia Ducournau all’iraniano “A Hero” di Asghar Farhadi, dal giapponese “Drive my car” di Hamaguchi Ryusuke al tedesco “Ìm Your Man” di Maria Schrader), dunque una lotta durissima dalla quale il 21 dicembre usciranno 15 titoli.

La cinquina delle nomination sarà annunciata l’8 febbraio (per tutti non solo per il film internazionale) mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 27 marzo 2022.

«“È stata la mano di Dio” è il mio film più importante e doloroso e sono felice che tutto questo dolore oggi sia approdato alla gioia», commenta Sorrentino.

«Quello di oggi è solo il primo passo e il bello di questa gara è che l'unica competizione al mondo in cui arrivare già tra i primi cinque è una vittoria», prosegue il regista napoletano.

«Sono felice che il film sia stato selezionato. Ringrazio di cuore la commissione dell’Anica, che ha scelto il mio tra tanti bei film. Ringrazio The Apartment, Fremantle e Netflix per avermi sostenuto. Viva il cinema italiano», conclude accennando agli altri 17 film (tra cui Ennio di Tornatore, “Qui rido io” di Martone, a “Chiara” di Carpignano, “Freaks Out” dei Manetti).

La candidatura era probabile ma non certo scontata, alla fine la commissione di selezione istituita dall’Anica su incarico dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences - composta da Alberto Barbera, Nicola Borrelli, Francesca Calvelli, Edoardo De Angelis, Piera Detassis, Andrea Goretti, Benedetto Habib, Federica Lucisano, Paolo Mereghetti, Lucia Milazzotto, Anna Praderio - ha scelto.

“È stata la mano di Dio” è un film in un certo senso terapeutico, il regista elabora il dolore per la perdita tragica dei genitori a 17 anni in quella fase adolescenziale in cui non è ancora certa la strada e in cui gli incontri oltre che la vocazione indicano un percorso, torna indietro nella Napoli degli anni ’80 in adorazione del culto di Maradona, mette in scena la sua famiglia, i suoi fratelli, i suoi genitori spiritosi e innamorati e i suoi felliniani parenti.

E consegna ad un cast formidabile tutto questo: Toni Servillo e Teresa Saponangelo i genitori, Filippo Scotti Fabietto nel film Paolo nella realtà, e poi ancora Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Renato Carpentieri, Biagio Manna, Enzo Decaro e tanti altri.

Presentato da Netflix, prodotto da Lorenzo Mieli e Paolo Sorrentino, produzione The Apartment (gruppo Fremantle) il film sarà in sala dal 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre.

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