Il nemico da abbattere di Cacciari e Agamben Se la filosofia adotta un tono apocalittico

I due intellettuali criticano le misure di emergenza in Italia Gesti politici che contribuiscono ad alimentare le polemiche

Edoardo Greblo

Luca Taddio


Tra gli effetti collaterali del diffondersi dell’epidemia di coronavirus ce n’è stato uno imprevisto: non tanto il dilagare di virus ideologici, dalle teorie paranoiche del complotto alle fake news, dai negazionismi ai deliri veri e propri, quanto la loro rielaborazione, in chiave intellettualmente ben più sofisticata, da parte di alcuni autorevoli filosofi italiani. Il caso di Giorgio Agamben è forse il più noto, ma non è certo l’unico, basti pensare alle recenti esternazioni di Massimo Cacciari. Agamben ha deplorato le “frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una supposta epidemia dovuta al virus corona”, che in sostanza è solo la solita influenza, e ha domandato: “perché i media e le autorità si adoperano per diffondere un clima di panico, provocando un vero e proprio stato di eccezione, con gravi limitazioni dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle condizioni di vita e di lavoro in intere regioni?”

Nella prima metà degli anni Ottanta un grande filosofo francese, Jacques Derrida, aveva pubblicato un breve testo dal titolo Di un tono apocalittico adottato di recente in filosofia. Derrida aveva di mira tutti coloro che, dalla fine degli anni Settanta, decretavano la morte della filosofia, di Dio, la fine della lotta delle classi, del soggetto, dell’uomo, dell’Occidente eccetera. Oggi i suoi epigoni proclamano la fine della libertà, della democrazia e dello spirito critico. Il tono enfatico e oracolare, adottato tanto da Agamben quanto da Cacciari, non sembra conoscere dubbi, esitazioni e incertezze. Inoltre, lascia trasparire un modo di pensare che attacca tutto e tutti, senza sfumature né distinzioni, scagliandosi contro un nemico da combattere e da abbattere. Un nemico, oltretutto, generico e indeterminato, che si irradia dallo Stato alle aziende multinazionali sino a spingersi al controllo dei nostri stessi gesti e comportamenti. Tesi difficili da sostenere senza implicare tesi di matrice “complottistica”: i media sono tutti “allineati”? Trasmettono informazioni scorrette? Qualcuno ci può spiegare perché e chi li coordina? Altri conoscono cure a noi ignote? Altre soluzioni? Perché non vengono adottate se non per un sofisticato complotto? Coloro che citano studi scientifici non allineati assumono la loro correttezza su quali basi? E perché passano sotto silenzio? Si tratta ancora di un complotto?

Ciò che è sorprendente nell’adozione di toni così accesi e apocalittici è che a servirsene è proprio chi, per mestiere verrebbe da dire, dovrebbe introdurre nella discussione pubblica una pausa di riflessione, e impegnarsi a deflazionare un linguaggio che alimenta controversie e contribuisce ad accendere ulteriormente gli animi. Soprattutto, dovrebbe evitare di applicare meccanicamente alla realtà schemi, formule e modelli talmente astratti da risultare vacui e improduttivi. Stato di eccezione, totalitarismo, dittatura sanitaria sono categorie dalle maglie così larghe da non catturare nemmeno i più macroscopici segmenti di realtà. Paragonare il green pass a un’anticipazione del totalitarismo suona quanto meno singolare, se solo si pensa al fatto che la posizione no pass viene sfruttata per fini elettorali. E infatti nessuno ha pensato di poter rinviare le elezioni, quelle già svolte e quelle future, mentre invece ci sono forze politiche che contano di prevalere nei prossimi turni elettorali mettendo a frutto il disagio per le restrizioni sanitarie.

Ciò che manca ai profeti dell’apocalisse è una valutazione della realtà di grana più fine, per così dire. Per esempio, si tratterebbe di valutare le misure messe in campo dagli esecutivi in modo analitico e sistematico: se, infatti, le situazioni di emergenza sono imprevedibili per definizione, non possono essere specificate preventivamente neppure le misure necessarie “alla ripresa delle normali condizioni di vita”, come recita la legge. Inoltre, come si è visto nel caso specifico dell’emergenza sanitaria tuttora in corso, molto dipende dalle valutazioni della comunità scientifica: se queste sono concordanti, la discrezionalità dei governi è limitata e l’eccezione si presenta come una “normale” emergenza, da affrontare con misure gestionali e amministrative.

Se, invece, le opinioni degli esperti sono in contrasto le une con le altre, il carico di responsabilità si sposta tutto sulle spalle degli esecutivi e acquista una valenza più accentuatamente politica. Queste circostanze suggeriscono alcune domande: in che modo distinguere analiticamente le diverse situazioni?

Oppure: quali sono gli sviluppi e gli esiti che andrebbero presi in considerazione e alla luce di quali principi? È a domande come queste che occorrerebbe rispondere, se si vuole adottare un’analisi puntuale e documentata e non generiche affermazioni o analisi che andrebbero bene per una quantità enorme di fenomeni. Oltre a porre dei generici dubbi si dovrebbe avanzare delle proposte in grado di evitare di compromettere il sistema sanitario, proteggere le fasce a rischio ed evitare misure drastiche come il lockdown.

Quando filosofi del calibro di Cacciari e di Agamben parlano ai media non dovrebbero essere considerati come se ci trovassimo a un seminario, essendo il loro un gesto politico va valutato in questi termini: chiediamoci, quindi, se contribuisce a risolvere il problema o unicamente ad alimentare le polemiche, e quali dinamiche favorisce. —





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