Il poeta Mattiuzza tra i finalisti del Premio Città di Cuneo



Di terra fertile il Friuli ne ha sempre avuta e non solo in virtù di quella tradizione rurale il cui tracollo Pasolini aveva con lucidità profetica intuito. Questa terra ha regalato al mondo ingegno, creatività e poesia, nonostante i luoghi comuni sul suo Dna duro e solo apparentemente pragmatico. Migranti per decenni in cerca di lavoro, in molti se ne sono andati anche per vivere di scrittura, cultura, creatività. Oggi viviamo tempi fortunati in cui in questo lembo di nord est nascono, crescono e fioriscono in modo copioso scrittori che respirano un orizzonte ben più ampio di quello circoscritto dai confini geografici.


Qui operano autrici e autori di varie generazioni (come non citare la giovane sorprendente Elisa Pellegrino e le sue Albicocche al miele edita da Mondadori?), nonché case editrici attente al territorio e capaci di coraggiose ricerche ben oltre i confini regionali.

Insomma, non è di certo la quantità della produzione letteraria che manca e nemmeno la qualità consolidata da un respiro “divergente” che buona parte d’Italia ci invidia. Piuttosto la distinzione va fatta fra chi utilizza parole e narrazioni soprattutto per una gratificante affermazione personale e chi le usa come strumento di indagine, di provocazione, di servizio nei confronti di una comunità di lettori.

I nomi da fare in quest’ultimo caso sarebbero molti, ma pochi possono vantare un “autunno caldo” come quello che sta vivendo Maurizio Mattiuzza, poeta potente e lieve nello stesso tempo, moderno nei ritmi, ancestrale nelle suggestioni, spiazzante nella naturalezza spontanea delle sue immagini (si vîf tant che lis âfs/cun pocje mîl e masse dolôr). Recente finalista con menzione d’onore al Mediterranean Poetry Prize, ha ottenuto importanti riconoscimenti grazie al suo romanzo La Malaluna, edito da Solferino, fresco vincitore del prestigioso Premio Matteotti e finalista al Premio Città di Cuneo che verrà assegnato in questo fine settimana.

Una narrazione che prende piede dalle terre indefinite che attraversano Friuli e Slovenia, per dilagare impetuosa oltre ogni confine, grazie a un uso mai retorico della memoria, che trapela dalla filigrana di pagine che sanno essere moderne evitando modernismi modaioli. Racconta storie bastarde La Malaluna, storie contrarie, di opposizione, eppure oneste, coerenti nel loro cammino all'interno di strade e destini, così come onesto e coerente è il pensiero dell'autore. Mattiuzza non ha padri a cui dovere riconoscenza ed è capace di raccogliere attorno a sé manciate di dolore e di speranza, gocce di pioggia liberatoria che si mescolano a quelle del sudore di chi la vita l'ha affrontata a viso aperto, scavalcando ogni ostacolo alla ricerca di un orizzonte in cui riconoscere se stesso, la propria storia, la propria lingua, la propria dignità. È bello sapere che esiste ancora un mondo di lettori che, riconoscendosi in questi tratti, è capace di evitare le trappole di una scrittura a volte astutamente commerciale a cui, ne siamo sicuri, Maurizio Mattiuzza non si convertirà mai. —

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