Il pianeta e l’ambiente, Segrè: «Non aspettiamo che siano gli altri a cambiare le cose»

Il professore e agroalimentarista sarà ospite a R-Evolution. «Gli accordi a ribasso di Glasgow sono un brutto segnale»

Sono sempre più allarmanti gli scenari sul destino del nostro pianeta, a rischio collasso nel giro di pochi decenni.

A Glasgow Cop 26, la riunione di oltre cento Paesi del mondo sui cambiamenti climatici, è terminata con una serie di compromessi tra le ragioni della salvaguardia dell’ambiente e quelle, da sempre preponderanti, dell’economia, quando invece le decisioni da prendere erano urgenti drastiche e necessarie sin da subito. Il che origina una volta di più incertezza su quello che potrà accadere al mondo intero.

Se ne parlerà oggi alle 18 al teatro Verdi di Pordenone a R-Evolution con l’agroalimentarista Andrea Segrè, ideatore della Campagna Spreco Zero, autore con Ilaria Pertot del volume “…E poi? Scegliere il futuro”, in cui ci si interroga sui possibili orizzonti che aspettano l’umanità nei prossimi anni.

Con lui si confronteranno il direttore artistico di pordenonelegge Gian Mario Villalta e l’economista, Chiara Mio, autrice del saggio “L’azienda sostenibile” (Laterza), presidente Crédit Agricole FriulAdria.

Segrè con Massimo Cirri sarà sul palcoscenico del Verdi anche alle 21 protagonista di una riflessione scenica sulla responsabilità che ciascuno di noi ha di prevenire gli sprechi dal titolo “-Spreco + Eco , obiettivo 2030”, illustrato dalle vignette di Altan.

Abbiamo sentito il professor Segrè e per prima cosa gli abbiamo chiesto se dopo Glasgow è più ottimista e fiducioso?

«Come carattere sarei molto ottimista. Ma adesso dopo questi accordi così al ribasso, non credo di esserlo davvero. Perché si parte da un presupposto sbagliato. Con la natura non si tratta, la natura va avanti, non ci sono trattati o accordi che tengano: anche perché l’orizzonte temporale di questi accordi è sempre più spostato, mentre i problemi urgono qui e ora. E poi con questi compromessi va a finire come con gli obiettivi dell’Agenda dell’Onu, fissati prima al 2015 e poi, cambiato il nome, spostati al 2030. Inoltre quello che potremmo fare subito, come intervenire sulla produzione agricola-alimentare, ad esempio, non è preso in considerazione in nessun accordo».

Eppure?

«Eppure quello della produzione agricola e dell’alimentazione, e quindi del consumo e dello spreco è un impatto molto rilevante sulla produzione di gas climalteranti, e di conseguenza sul riscaldamento globale. Cambiare la dieta alimentare e di conseguenza la produzione alimentare, che diminuirebbe di molto l’impatto, non è cosa che si fa dall’oggi al domani richiederebbe un’educazione alimentare e una maggior consapevolezza. Ci sono anche i nostri comportamenti, da rivedere e ripensare».

Che è poi anche uno dei temi del suo libro.

«È proprio questo il principio: ognuno di noi può dare il suo contributo, se parti però dal principio tanto non conto niente perché sono uno su un miliardo, a quel punto nessuno fa nulla. Ma se critichi e la critica funziona, se hai delle proposte, devi fare massa critica e la massa si fa sommando le singole entità, quindi io conto».

Quale dunque il modello proposto?

«Sicuramente non quello di fare l’asceta, niente cibo, niente macchine... ma se mangiare troppo fa male, perché farlo? Tra l’altro quello della malnutrizione e dell’obesità è un problema gravissimo. Tanto che si arriva quasi al paradosso che oggi non è tanto chi ha poco da mangiare, che comunque un problema resta, ma chi mangia troppo e male, il che incide sulla salute, sui costi delle spese sanitarie e sull’ambiente».

Nel libro il finale viene affidato a nove lettori, tra gli oltre 600, che hanno aderito alla vostra proposta, e alla loro visone del futuro.

«La nostra non è stata un’indagine sociologica o di mercato. I lettori dovevano raccontare il loro futuro in base a una serie di domande sugli stili di vita. E quello che ne è venuto fuori, rielaborato con un software intelligenza artificiale, la dice lunga su alcune tendenze al cambiamento, come ad esempio un ritorno a modi di vita più semplici, più a contato con la natura, e grazie allo smart working, lontani dalle città, magari nei tanti borghi abbandonati del nostro paese. Tendenze che la politica dovrebbe interrogare e farsene carico. Ma come in altre situazione il divario tra politica e realtà è anche in questo caso molto ampio». 


 

Video del giorno

Metropolis/13 Live Speciale Quirinale - Salti di fine stagione. Con Corrado Augias e Stefano Folli

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi