E arriva anche il nuovo singolo “Il boom” è un inno alla ripartenza

«Un veliero che è passato attraverso una tempesta, malconcio ma vivo, una cosa che è uscita dai guai più bella e luminosa»: così Lorenzo Jovanotti vede il Jova Beach Party 2022. Un desiderio, quello di ripetere l’esperienza del 2019, nato appena sceso dal palco di Linate - racconta Lorenzo nella conferenza-show di Milano - e poi montato durante la pandemia, sfogliando l'album delle foto di quell'estate di «folla, corpi, emozione, musica».

«Sembrava successo 5000 anni fa e sognavo – racconta – che sarebbe potuto succedere ancora». La motivazione per ripetere quell’esperienza l’ha presa da quella del Nobel a Giorgio Parisi, «per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria», ma la verità è che - come direbbe Flaubert - «Jova beach c’est moi, è la cosa che mi assomiglia di più, come se tutti gli anni avessero portato a questo “sformato”, che difendo e che adoro e che ha un futuro da sviluppare».


Perché «Jova beach è una roba da matti, chi non c'è non si può immaginare che botta è» e soprattutto perché «è un'idea di mondo, una Taz, un’utopia che dura un giorno».

Aleggia ovviamente l’ombra del Covid: «chiaramente sono preoccupato, tutti lo siamo: Jova beach si fa al 100% della capienza e senza l’obbligo delle mascherine, la speranza fondata è che si possa fare, rispettando tutte le leggi che speriamo favoriscano il ritorno completo al lavoro del settore».

Questa voglia di ripartenza si respira in “Il boom”, il nuovo singolo di ispirazione futurista prodotto da Rick Rubin che è uscito in contemporanea con la presentazione del tour, preludio a un album, “Il disco del sole”, «che sorgerà quando sorgerà».

Per ora «usciranno pezzi random», di cui 7 a dicembre e solo in digitale perché «il supporto non ha senso, non avevo più voglia – spiega Jova – di quel formato». Nell’album, anticipa, «ci sarà tanta roba che si balla, momenti di emozione forte e molto pop che tiri dentro più gente possibile». «Quando un anno fa si è riaperto il cielo, avevo il desiderio di fare musica che avevo rimosso anche come ascoltatore e ho scritto – racconta – 30 canzoni in maniera istintiva, festosa, celebrativa, per recuperare il senso della vita nel suo aspetto più bello». —

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