Un Canzoniere petrarchesco nella Tolmezzo del XVI secolo



«Canzoniere adespota di poeta Tulmentino del sec. XVI, ms. cartaceo del secolo XIX, copia», conservato nella Biblioteca Comunale di Udine (BCU), contrassegnato dal n. 286. Tale manoscritto è una «Copia dei Codicetto cartaceo che era posseduto dall’Eruditissimo Ab. Ongaro» che, nelle prime due pagine di esso, premette: «Questo piccolo ma elegante Canzoniere è stato acquistato quest’anno 1771 in Tolmezzo dall’amico dr Francesco Floreani dal quale lo ha avuto in dono mio fratello. Deb’essere di un Poeta Tulmetino, buon seguace dei Petrarca, e leggiadrissimo poeta del secolo XVI».


Del codice originale dà la seguente descrizione: «Come è pulitamente scritto cosi fu legato pulitamente per quei tempi in pelle rossa con contorni dorati e dorate pur furono le carte; cosicché è da supporre fatto copiare dall’autore (scrivendo di sua mano lo avria scritto più corretto) per presentarlo alla sua Donna».

Che sia di Tolmezzo non possono esserci dubbi, se si tiene presente quanto si legge nella prima canzone: «Ma tu beato coro, / Che lungo al bel Tulmegio / Di Lei soavemente vai cantando»; nel sonetto LXXVII: «Tulmegio, tu poi ben di suoi costumi / Andar altiero, e le tue donne belle/ Reverenti venir a farli onore», e nell’excipit: «Udranle adunque almen, tra fiamme e gelo, / il bel Tulmegio, ogni sua riva e fiume,/ poi che tanto non po’ mio basso stile». Di Tolmezzo era certamente la sua donna, dal nome simbolico e topico: «E fia solo Fiammetta alto soggetto / D’ogni hen colto e d’ogni dotto stile» (XLVI).

Sul riconoscimento di tale «dotto stile» si ha una sostanziale discordanza di giudizi. Il Canzoniere «da Tribunale incorruttibile di sapienti uomini venne giudicato bellissimo, petrarchesco e degno per la purezza ed eleganza dello stile di aver luogo tra’ poeti di lingua italiana» (Bartolini); «Lo stile del poeta è disuguale, alle volte, elegantissimo, puro, gentile, altre volte duro, affaticato, stentato. Codesti versi risentono la mano di uno che si era imbevuto di poesia petrarchesca, ma anche sotto questo punto di vista... essi si presentano politi, leggiadri, molto spesso felici, dettati da un certo sentimento e non privi di certa eleganza... Il petrarchismo lascia i suoi segni anche in Friuli con un poeta fra i più leggiadri del secolo, un poeta che è senza dubbio uno dei maggiori lirici di codesta letteratura» (Fattorello).

Infatti questo Canzoniere tolmezzino è l’unico documento del petrarchismo in Friuli. Spesso nel poeta manca la profondità e l’interiorizzazione; in genere il poeta rivela soprattutto una indubbia abilità tecnico-stilistica, ma talora è capace anche di immagini di fresca e raffinata eleganza, come quando fissa con spontanea e limpida similitudine il candore della sua donna (XXIV): «E bianca è sì, quando / n’appare, come nel bel seren più limpida la luna/ sovra l’onda tranquilla/ coi bei tremanti suoi raggi scintilla». —



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