Una comunità ferita ma forte capace di superare il disastro: ecco il docufilm sugli ertani e il Vajont

La pellicola di Negrini è un racconto corale. Sceneggiato da Bozzetti, ha per protagonisti gli stessi abitanti di oggi e di allora

Una comunità ferita, che non si è mai piegata alle ingerenze esterne ed è riuscita a sopravvivere, testimone di una tragedia che ha sconvolto tutto e tutti.

È il regista torinese Alessandro Negrini a voler raccontare in un docufilm la caparbietà e la perseveranza della gente di Erto, sconvolta da quella terribile ondata che il 9 ottobre 1963 spazzò via la vita di quasi duemila persone.

In “La luna sott’acqua” (il titolo è ancora provvisorio) si parla dei traumi che il disastro del Vajont, una delle più dolorose e controverse pagine della storia della nostra regione, ha prodotto in chi è rimasto.


Un lavoro poetico e visionario che scandaglia la profondità di quegli animi lacerati e ne intuisce la grande forza interiore, ricoperta da una corazza che soltanto in apparenza appare difficile da scalfire.

Domani inizieranno le riprese a Erto e condenseranno un lavoro di ricerca e raccolta del materiale (tra video, interviste e documentazioni varie) iniziato una decina di anni fa dal regista e dal direttore della fotografia Odd-Geir Sæther, professionista internazionale che ha collaborato, tra gli altri, con David Lynch (in “Inland Empire”).

I protagonisti sono gli stessi abitanti, dalla “memoria storica” Italo Filippin, allora tra i ragazzini sfollati, a chi ancora non era nato quando si consumò la tragedia, come Cristiano Cappa, ripreso per la prima volta dodicenne mentre suonava la sua fisarmonica e poi seguito nella sua trasformazione in giovane uomo.

Tra gli ertani più noti c’è lo scrittore, alpinista e scultore Mauro Corona. Ma protagonista è anche la stessa natura, nel senso più ampio del termine.

Tra i temi trattati anche la discussa idea di creare e posizionare un’opera d’arte sulla diga, idea che si era concretizzata in un bando che aveva attirato molti artisti di prestigio, ma che al momento sembra essersi arenata.

Prodotto dall’udinese Incipit film, il documentario – che avrà una durata di una novantina di minuti – è stato sceneggiato da Fabrizio Bozzetti, milanese ma ormai friulano d’adozione, e dallo stesso regista.

Il lavoro è in coproduzione con Incandenza Film e Casablanca productions, con il sostegno di Fondo Audiovisivo Fvg, Fvg Film commission, RTV Slovenia, Piemonte Docfilm fund, Media, Norsk Film Institute e Mic (tax credit).

«Un film corale – spiega lo sceneggiatore Bozzetti – dove il filo conduttore è la caparbietà, l’ostinazione e la capacità di sopravvivere degli ertani.

Alle riprese documentaristiche realistiche – aggiunge – se ne alterneranno altre di finzione ambientate nel medioevo proprio per innescare un discorso sulle radici profonde di Erto, che sottolineano le caratteristiche di questa comunità».

Il film si sviluppa in un arco temporale che abbraccia un decennio e definisce «come questa comunità sia riuscita a resistere a proprio modo: si pensi, per esempio, a come abbiano snobbato il nuovo cimitero, realizzato dallo stesso architetto di grido che lo aveva costruito a Longarone, tanto che è sempre rimasto abbandonato e ora ci pascolano le capre.

Gli ertani raccontano che non volevano abbandonare il loro vecchio cimitero, dimostrando di voler essere sempre loro i padroni del proprio destino. Da parte loro – conclude lo sceneggiatore – mi aspettavo una maggiore chiusura e più tensione per i temi delicati che si siamo andati a trattare, invece la comunità ha mostrato il suo lato più aperto e generoso». 


 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Parolacce, gaffe, piazzate: ecco tutti gli show di Massimo Ferrero

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi