Il film di Lorenzo Bianchini al festival di Torino

Il film L’Angelo dei muri chiuderà la sezione. Le stanze di Rol Prodotto dalla Tucker, ha per protagonista Pierre Richard 

Il vecchio Pietro è in un limbo di poco più di due metri quadrati. Non vuole lasciare la sua vecchia casa, quella in cui ha parcheggiato ricordi e abitudini, ma ci è costretto.

La disperazione aguzza l’ingegno e fa da apripista a paure, segreti e solitudini che tornano a bussare alla porta.

È pronto per il “varo”, l’Angelo dei muri, il thriller psicologico dell’udinese Lorenzo Bianchini e interpretato da Pierre Richard, un mito del cinema francese. Prodotto dalla Tucker Film con Rai Cinema e MYmovies, sarà presentato in prima mondiale al Torino Film Festival (si è aperto ieri e durerà fino al 4 dicembre) chiudendo la sezione Le stanze di Rol.


Realizzato con il sostegno di Mic, Fvg Film Commission, Fondo per l’Audiovisivo del Fvg e Re-act, il film è stato scritto dallo stesso regista, da Michela Bianchini e da Fabrizio Bozzetti. Un grande lavoro di respiro europeo, che vede nel cast, come co-protagonsita, l’attrice slovena Iva Krajnc Bagola, oltre alla piccola cividalese Gioia Heinz, al nipote di Richard, il francese Arthur Defays, e agli attori Fvg Paolo Fagiolo, Zita Fusco, Franko Korošec e Alessandro Mizzi. Direttore della fotografia è Peter Zeitlinger, austriaco ma da anni residente a Premariacco, le musiche sono invece della tedesca Vanessa Donelly.

Gran parte delle riprese sono state girate in una villa, tetra e spettrale al punto giusto, di San Vito al Torre, ma che nella finzione cinematografica risulterà essere una dimora storica di Trieste (dove peraltro sono state girate le scene di esterna), un appartamento all’ultimo piano, vecchio e decadente.

Qui Pietro (il grande Richard) imbastisce la sua quotidianità, minacciata da uno sfratto che non riesce proprio a mandare giù. L’anziano, infatti, escogita un’idea incredibile per continuare a viverci, alza un muro alla fine del lungo corridoio della casa e inizia a vivere in quello spazio angusto: una fessura per spiare cosa accade dall’altra parte e una grata per respirare.

Cercando, a modo suo, di destabilizzare i potenziali affittuari. Quando però arrivano Zala (Iva Krajnc) e la sua figlioletta Sanya (Gioia Heinz): la convivenza segreta e il timore di essere scoperto farà esplodere fuori tutte le emozioni da cui l’uomo cercava di scappare.

Bianchini punta al grande salto nel mainstream, dopo Lidrîs cuadrade di trê, Custodes Bestiae, Film Sporco, Occhi e Oltre il guado. «La pellicola – spiega il regista –, è una favola nera, un dramma-thriller a sfondo psicologico, che scava nella profondità dell’animo umano.

Nello spazio ristretto in cui si ritrova a vivere il protagonista ogni refolo di vento o scricchiolio sospetto lo fa sentire minacciato. La privazione del movimento amplifica lo stato emotivo e lo porta a confrontarsi con le proprie fragilità, innescate dalla solitudine.

Il festival di Torino – conclude – è una bellissima vetrina per far esordire pubblicamente il film». «L’angelo dei muri – commenta Stefano Francia di Celle, direttore del Torino Film Festival – è un vortice che porta lo spettatore a fluttuare tra la realtà fenomenica e la realtà psichica, descrivendo e superando le soglie dell’abituale grazie a un lavoro raffinatissimo di regia, di scenografia e di montaggio.

Una voce unica, potente e melanconica nella polifonia del Torino Film Festival».

«La mia stima nei confronti di Bianchini – aggiunge Pier Maria Bocchi, curatore della sezione Le Stanze di Rol – ha radici lontane, fin dal suo esordio con Lidrîs cuadrade di trê nel 2001. L’angelo dei muri è molto diverso, più malinconico, e proprio per questo mi ha sorpreso e convinto. Segno di un autore che non si accontenta e che non si ripete».
 

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