La peste e una badessa alla ricerca della verità

Il nuovo romanzo di Roberto Tiraboschi è un avvincente thriller ambientato ai tempi della Venezia medievale



Un ovale del volto perfetto e la pelle candida. Sicara Caroso ,«unica figlia femmina di una famiglia da generazioni avvezza a solcare i mari, eletta badessa di San Lorenzo a soli 28 anni», nata con la laguna del cuore, è l’affascinante protagonista dell’ultimo giallo di Roberto Tiraboschi, “Il rospo e la badessa”(edizioni E/O) che sarà presentato questo pomeriggio alla libreria Moderna Udinese, alle 18, alla presenza dell’autore.


Una donna dalla bellezza inquietante, Sicara. L’intelligenza acuta e il continuo esercizio del dubbio fanno di lei un personaggio che è impossibile non amare. Ostinata nel nascondere sotto metri di garze e stoffe tratti e forme perfette, è ben consapevole «che una povera monaca non ha nessun valore per un uomo potente».

Tiraboschi, drammaturgo e sceneggiatore oltre che scrittore sapiente, crea per lei una Venezia medievale, molto lontana da quella abitualmente narrata. Venetia è difronte a una svolta politica. Il Doge è appena stato assassinato, gli equilibri precari su cui si regge l’esercizio del potere, sconvolti. Piazza San Marco ancora non esiste e l’elezione del Doge non è ancora appannaggio di poche famiglie prescelte. Sicara, detective ante litteram con tanto di Holmes, l’obbedientissima e coraggiosa Brasca, si muove in un labirinto dal fondo melmoso come la laguna.

La morte tragica di una giovane monaca ritrovata cadavere in fondo a un pozzo, le imporranno di uscire dal monastero in cui esercita un assoluto potere ed entrare in contatto con il mondo degli uomini. Sono loro che hanno potere di vita e morte sulle donne e la vita della città agli albori del suo splendore.

Il racconto, come tutti i thriller scritti bene si abbandona a fatica, anche quando incontriamo passaggi inquietanti, la badessa e la sua aiutante non hanno paura di nulla e maneggiano cadaveri come consumati anatomopatologi. Su tutto regna l’atmosfera cupa di una città che non ha nulla di sfavillante, nemmeno l’acqua su cui per una volta non navigano navi cariche di merci e spezie, né gondole con cortigiane e uomini di potere, ma barche che trasportano cadaveri. Ogni epoca ha avuto la sua pandemia, ci ricorda l’autore. La peste, in particolare, ha il brutto vizio di sovvertire l’ordine delle cose e dividere il popolo in fazioni. Una sola cosa sembra immutabile nello scorrere dei secoli: il potere è degli uomini, non delle donne.

Quanto a Sicara la speranza è di ritrovarla in un prossimo racconto. Troppo bella per restare badessa, troppo intelligente per non risolvere altri casi. —



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