Alessandro Mezzena Lona mette in scena Italo Svevo investigatore a Murano

Incontro con l’autore oggi alla Moderna di Udine 

il romanzo



“Remengo la vecia Olga, remengo il vecchio Caprin.” Con questa sfilza di “remengo” dentro le pagine di un fitto groviglio di virtù narrative si può cominciare a parlare de L’amore danza sull’abisso (Castelvecchi, 182 pagine, 17,50 euro) di Alessandro Mezzena Lona, - secondo libro dedicato a Ettore Schmitz, in arte “Italo Svevo”, nella fantasiosa veste di investigatore- , che verrà presentato oggi a Udine alla Libreria Moderna alle 18.

Mezzena Lona, trentino di nascita e triestino d’adozione, anche se è un’appartenenza “a distanza” data la corretta lateralità del suo sentire da scrittore, è stato per sedici anni responsabile delle pagine culturali de “Il Piccolo”, la sua narrativa ha vinto premi, il piccolo e grande libro “Poeta delle pantegane”, nuovo punto di vista sul poeta Federico Tavan, ha incantato i lettori anche a Udine.

Mezzena Lona ritorna in libreria e seduce i gusti più raffinati con “L’amore danza sull’abisso”, dove Italo Svevo diventa un intimo Ettore Schmidt. Ma qual è l’effetto sul lettore, specialmente su chi vive da queste parti, di poter vivere “il quotidiano” dello scrittore con lo spleen più contemporaneo che conosciamo? Mezzena Lona, e lo dichiara in postfazione: “desideravo immaginare il signor Ettore calato nella vita quotidiana”, inventa i passi e i pensieri di un Italo Svevo dubbioso, ironico (e goloso), quando a febbraio 1928 si trova per lavoro a Murano, obbligato dalla suocera “vecia Olga”, a risolvere una fatica di carte e intoppi per la ditta di famiglia, le vernici sottomarine “Veneziani”. E proprio quando sta per arrivare a destinazione sul piroscafo Venus, fumando una delle sue “ultime sigarette”, gli accade di stare accanto a un delitto. Una giovane donna viene strangolata. E c’è un biglietto a bordo indirizzato a un certo “Ettore Schmitz”. Come mai? Perché proprio a lui?

Ecco che allora si tinge di giallo questa umana avventura, vissuta tra le nebbie di una losca Murano, e il signor Ettore “lo vedevo affannarsi in una realtà che, malgrè lui…, “scrive l’autore, e in questo “malgrè”, c’è la cifra stilistica di Mezzena che fa scoppiettare di citazioni colte il gioco di riverberi. “E, allora, ho lasciato che la fantasia seguisse i suoi passi perduti”, prosegue. “Ma attenzione”, annota, “la scrittura si concede il privilegio di mistificare ogni cosa, per renderla credibile agli occhi di legge”.

“Così, ogni dettaglio dell’Amore danza sull’abisso è falso. Anche se si illude di essere stato generato da fatti reali.” E noi lettori? Danziamo sull’abisso di questi rimandi, e immaginiamo i vecchi amori di Ettore Schmitz, la vita in realtà complice con la moglie Lidia, le battute ironiche, la sua fatica come scrittore. Incompreso ai critici e a i familiari. Lui che, scrive Mezzena, “aveva annotato tra le pagine di un libro: “Fuori dalla penna non c’è salvezza”. —

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