Il dramma di Cercivento trionfa al Teatro dell’Elfo

Successo per lo spettacolo sulla vicenda degli alpini fucilati in Carnia: due settimane di repliche con tutto esaurito



Ci voleva il coraggio di un teatro milanese, come il Teatro dell’Elfo, per far uscire dai confini del Friuli uno spettacolo bello intenso e importante come Cercivento e la tragica storia che racconta. Una scommessa è una sfida andate a buon fine, con due settimane di repliche (15-28 novembre) quasi tutte esaurite, che ha richiamato l’attenzione dei media e del pubblico milanese su una brutta pagina di storia, la brutale ingiusta fucilazione il primo luglio 1916 a Cercivento di quattro alpini accusati di insubordinazione per essersi rifiutati di eseguire un ordine che avrebbe portato al macello l’intero loro battaglione, il 109.


Lo spettacolo andato in scena all’Elfo si rifà a quello rappresentato per la prima volta al Mittelfest del 2003 con Massimo Somaglino e Riccardo Maranzana interpreti e registi. A farsi carico di questa nuova edizione, Massimo Somaglino che ha guidato con mano sicura Filippo Quezel e Alessandro Maione, due “giovani validi attori”, così Maurizio Porro sul Corriere della Sera, “due nuovi talenti” (La Repubblica), impegnati con passione in quel serrato corpo a corpo che vede i due protagonisti attendere, tra rabbia e disperazione, l’alba della loro fucilazione così come immaginato nel racconto di Carlo Tolazzi, Prima che sia giorno, cui si rifà lo spettacolo. Che nella raccolta Sala Bausch del teatro milanese trova la sua dimensione originaria e più efficace, un cerchio di povere cose, fotografie, santini, giberne, candele, che delimita lo spazio dell’azione, prigione e luogo dell’anima, “luogo metaforico dove intima è la relazione tra spettatori e interpreti” (la Repubblica), per “una rappresentazione vibrante che prende per mano lo spettatore e lo invita in uno spazio di vita che pulsa ancora di sogni e speranze” (milanoteatri.it). «Sto rintracciando nell’accoglienza partecipe e calorosa che il pubblico milanese sta riservando allo spettacolo – racconta Somaglino – lo stesso stupore, la stessa sorpresa per una vicenda una lingua una pagina di storia e cultura del nostro Friuli, che vidi in Elio de Capitani, (che tanto ha voluto Cercivento nel suo teatro), in Giovanna Marini e in Lucilla Moralcchi quando scoprirono e misero in scena I Turcs tal Friul di Pasolini, come dire che forse c’è bisogno di uno sguardo terzo, da lontano che veda il valore di tante nostre ricchezze per farle apprezzare a pieno anche a noi».—



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