Lucia Calamaro e i rischi del futuro «Il teatro deve ripensare il mondo»

La drammaturga di scena al Palamostre di Udine con “Darwin inconsolabile” «Madre terra ci dice “attenzione attenzione” e noi non le crediamo mai»



Una madre si finge morta per attirare l’attenzione dei figli, un gesto che richiama quello che molte specie in natura mettono in atto per sfuggire alle aggressioni, “tanatosi” si chiama; nel caso di questa madre, però, e dei suoi figli troppo presi nella frenesia delle cose della vita questo gesto si colora di molti significati: un momento di disperazione di un vecchio alle prese con la solitudine, un tentativo maldestro di ricatturare i figli, un ricatto, o solo una performance visto che la madre è un’artista performativa? Insomma che gesto è il suo?


Lo abbiamo chiesto a chi questa storia l’ha inventata e messa in scena, a Lucia Calamaro, ovvero una delle teatranti italiane tra le più acclamate e originali. E che questa storia ha intitolato “Darwin inconsolabile. (Un pezzo per anime in pena)”, in scena domani, venerdì 3 dicembre, al Palamostre per Teatro Contatto del Css.

«Il testo si gioca tutto sull’iperbole, su un’esagerazione di intenti dovuta all’assurdità di questo tempo che stiamo vivendo e questo personaggio è un derivato del grande inganno a cui io mi sento costantemente sottoposta. Il grande inganno del racconto che ci stanno facendo della nostra esistenza, io non sono mai sicura che una sola cosa che mi si dica sia vera sia certa. Questa insicurezza ha fatto sì che io avessi veramente voglia di creare un personaggio totalmente affabulatorio e che porta fino all’estremo, all’iperbole questo suo tentativo di raccontare una cosa che non sappiamo mai se è vera o non è vera, come la sua morte».

Ma questa madre non pare essere solo una madre alla ricerca dei figli creduti perduti, come tante di tanta letteratura...

«Ovviamente è anche una grande metafora della madre terra che ci dice “attenzione attenzione” e noi non le crediamo mai. Da qui quello che secondo me è oggi il problema più inquietante: ovvero la assoluta incertezza in cui lasciamo le nuove generazioni, il mondo che si troveranno a vivere tra 30-50 anni, con gli sconvolgimenti che coinvolgono il pianeta».

Da qui l’inconsolabilità di Darwin del titolo; tra l’altro è anche crollato l’arco naturale a lui dedicato alle Galapagos, terra che prese a dimostrazione vivente delle sua teorie.

«Terribile, è crollato proprio mentre stavamo provando lo spettacolo, e con lui si sfascia a livello simbolico e anche nozionistico tutta la teoria dell’umano quale centro della terra. A conferma delle recenti teorie, tra l’altro perseguite da uno dei personaggi, Gioia, che mettono in discussione il fatto che il mondo sia stato costruito intorno all’uomo».

Lei dirige una scuola di scrittura drammaturgica. Che insegna?

«Io ho ambizioni molto alte per il teatro, che penso che sia un luogo specifico di pensiero, con le sue regole e ragioni. Uno spettacolo è un oggetto complicatissimo che mette in gioco la presenza, il contatto, la parola, il tu, l’altro, le emozioni: in un’ora e mezza deve succedere tutto. Credo che il teatro debba ripensare il mondo, è questa la missione di chi scrive teatro».—

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