Le violette dell’Imperatore: le storie d’amore di Tilde nella Gorizia del Novecento



A Sissi piacevano tanto. Squisite com’erano... Partivano da Gorizia verso Vienna, su ordinazione, “Le violette dell’Imperatore”, titolo profumatissimo del romanzo edito da Leg, da oggi nelle librerie e che sarà presentato questa sera alle 18 a palazzo Lantieri a Gorizia col giornalista Vincenzo Compagnone e l’autrice.


Maura Garofoli, torna, attraverso la scrittura, dalle Marche in cui vive alla città di Gorizia in cui è nata. Basta seguire la fragranza per intercettare la scia della storia. Petali «appena sbocciati e madidi di rugiada, tremolanti nella prima luce dell’alba», in un luogo segreto, sul monte Calvario, in attesa di essere raccolti e riposti in un cesto ricoperto di muschio a rendere più dolce e sicuro il viaggio fino in laboratorio. Pennellate di sciroppo, spolverate di zucchero, cristallizzate, candite: violette «leggere, preziose e lucenti come gioielli». Sa di vaniglia il primo amore di Tilde, odora di Colonia la passione più matura, esala di the la fase in cui la ragazza si fa donna.

Insegne, botteghe, sartorie, ambienti interni dettagliatissimi, particolari urbanistici e toponomastici, palazzi cittadini in cui risuonano cognomi storici: rivive la Gorizia che si affaccia al ’900 fino al dopoguerra. Resistono le violette sotto i colpi dei due conflitti, tra sospetti, paura, miseria, mercato nero, fughe, deportazioni, emigrazione, infoibamenti, bombardamenti. Non si capiva perché una guerra mettesse i familiari su fronti opposti, così come poi non si capiva, nel conflitto successivo, chi fosse il nemico. Anela alla libertà Gorizia, passando da un padrone all’altro mentre gli imperi decadono. Mutano costumi e balli, e muta la protagonista portando scandalo, mentre la vicenda d’amore e di guerra si sposta da Gorizia alle baracche del campo di Pottendorf, ai salotti di Vienna, e di nuovo sul confine, terra di mescolanze e fragranze, popoli che tentano una convivenza come a tentarla è Tilde in una famiglia allargata e spiazzante. Straniante è, del resto, la guerra stessa: mentre razza, etnia, appartenenza sono motivi di uccisione, uomini e donne continuano a cercarsi, a sfiorarsi e innamorarsi, a far nascere vite come viole mammole. —

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