Cristicchi alla ricerca della felicità: «Una parola maltrattata»



Un libro, “HappyNext” (La nave di Teseo), un disco, un documentario di Andrea Cocchi e infine uno spettacolo “Alla ricerca della felicità”, per parlare di come poter immaginare un futuro felice, quello cui tutti anelano e che invece stretti nelle maglie di un presente sempre più soffocante nella sua smania di consumismo usa e getta stentiamo a intravedere. «A partire proprio dal significato della parola felicità, perché credo che oggi le parole siano in sofferenza, maltrattate a volte, equivocate e mi pareva giusto ritornare al loro senso autentico, etimologico»: così Simone Cristicchi a proposito dello spettacolo che presenterà a partire da oggi, domenica 5 dicembre al Teatro Clabassi di Sedegliano, domani e dopodomani all’Auditorium Aldo Moro di Cordenons, mercoledì al Teatro Miotto di Spilimbergo e giovedì 9 dicembre al Cinecity di Lignano.


«La parola felicità deriva dal latino felix, spiega Cristicchi, che significa fecondo ed era usata in agricoltura per dire di un albero di un terreno che dava tanti frutti. Ecco per me la felicità è proprio questo: saper dare frutti, dare e darsi agli altri, ognuno secondo il proprio talento. Ogni parola nasconde dei significati diversi a seconda di chi la dice o la pensa».

Per questo, per cercare un filo che unisse tutti i possibili significati di felicità ha intervistato molte persone, di tutte le età ed estrazioni?

«Si. Mi sono servite per creare questo viaggio, nato tre anni fa in un convento di clausura, dove ha incontrato le monache clarisse, e vedendo nei loro sguardi una gioia davvero unica, mi sono ritrovato proprio a riflettere sul senso e sul come della felicità. Da allora ho intervistato più cento persone sulla loro visione della felicità, artisti, scrittori, filosofi, scienziati, monaci zen, ma anche gente semplice, anche bambini: un’umanità variegata che poi mi ha permesso di raccogliere tutte queste definzioni della parola felicità, ed è stato bellissimo scoprire che nessuno ha dato una risposta uguale all’altra».

La definizione che ha più colpito?

«Quella di un bambino che ha detto “quando dormo”. Oggi gli adulti tendono a riempire le giornate dei propri figli con mille impegni e lui si sentiva felice quando si poteva riposare. Mi ha fatto pensare a quanto sia utile a volte annoiarsi. Davvero nella noia nasce la creatività, lo diceva anche Cesare Pavese. I bambini sono i primi folli creatori».

Nello spettacolo ci sono anche canzoni, alcune inedite e altre del tuo repertorio. Una in particolare, L’inizio di un nuovo mondo, immagina che quello che tutti si sono detti durante il lockdown, e cioè saremo migliori, in qualche modo si avveri. Ma non è andata proprio così.

«È vero e ci troviamo di fronte a un’umanità più incattivita, divisa e questo non è sintomo di una crescita spirituale. Io credo che per molti la pandemia, come per me, sia servita a riflettere, a definire le priorità della propria vita. Dall’altra parte c’è una buona percentuale di persone che non vedevano l’ora di ritornare a una quotidianità che è un inferno». —

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