Le barricate di Torre: la grande battaglia del primo antifascismo

il saggio



Piccole scaramucce locali? Tali possono apparire solo ad uno sguardo superficiale. In realtà, come dimostra il libro Le Barricate di Torre, a cura dell’Associazione Casa del Popolo di Pordenone, si tratta di vicende che occorre collocare all’interno di uno scenario ben più ampio, sostanzialmente quello di una guerra civile in atto, «sia in un quadro storico nazionale, che in una catena di eventi friulani che con quel panorama nazionale si sono correlati» (Bettoli). Ciò emerge peraltro con estrema chiarezza dalle meticolose ricerche degli autori, che elenchiamo secondo l’ordine in cui compaiono i loro saggi: Marco Rossi (“Bisognava far qualcosa”), Elisabetta Michielin (“Le donne durante, prima e dopo le barricate di Torre”), Valerio Romitelli (“La lezione di Torre”), Enzo Pagura (“Gli inizi del movimento fascista a Pordenone”), Gian Luigi Bettoli (“Una grande battaglia del primo antifascismo”).

Altrettanto notevoli sono il saggio apripista di Teresina Degan (“Barricate antifasciste a Torre di Pordenone 10-11 Maggio 1921”, del 1977, ormai introvabile, opportunamente riproposto prima dei sunnominati contributi), le sezioni “La stampa dell’epoca” (socialista, comunista, del Partito popolare e del Blocco nazionale), “Documenti” (comprensivi di “Covre” di Antonio Gramsci e “Verbali e documenti degli archivi Rosso e del Tribunale di Pordenone”), “La fabbrica delle donne” (un secondo contributo di Pagura) e “Le interviste”.

In tutto 378 pagine ricche di contenuti che, come osservato nell’introduzione dal presidente della Casa del Popolo di Torre Andrea Fregonese, dopo un secolo ci riportano a quell’«evento emblematico della lotta antifascista» (si trattò infatti di uno dei primi episodi di opposizione armata al fascismo) e, per quanto esaustivi, sollecitano «l’interesse ad approfondire ancor di più i temi trattati»: donne e uomini, osando di sfidare le squadracce fasciste che avevano invaso i quartieri di Pordenone e Cordenons, mostrarono «tutta la tenacia di una classe operaia matura ed emancipata».

Attenzione, però: ricorrenze come questo Centenario devono sempre servire non solo a celebrare il passato, ma anche ad interrogarci sul nostro presente: «Sporgiamoci da quelle barricate – esorta Portelli –, guardiamoci intorno e cerchiamo in quella storia idee per capire che fare adesso». Come ha scritto Romitelli, d’altronde, «se le Barricate di Torre suscitano tutt’oggi passioni è perché il loro ricordo, che lo si ammetta o no, ancora stupisce». Il lettore attento capirà perché. —

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