La pittura di Bortolussi che attinge alla Storia per una meditazione sul mondo attuale

Il pittore udinese espone in Santa Maria in Valle a Cividale. Tra i temi il mercato globale e la distruzione della Natura

In un’ala recentemente restaurata del monastero di santa Maria in Valle di Cividale del Friuli si apre un lungo corridoio con una sequenza di stanze che si fronteggiano: ad inaugurare questi nuovi spazi espositivi è fino al 30 gennaio 2022 un’ampia antologica di Walter Bortolossi, classe 1961, udinese nato a Basilea attivo dagli anni Novanta e non solo nel panorama espositivo friulano.

Le sue opere sono entrate nel contesto delle acquisizioni promosse con le mostre Nuove Contaminazioni nelle raccolte dei civici musei udinesi e del teatro Giovanni da Udine, ma anche in quelle regionali e soprattutto in quelle di un pool di fedeli collezionisti dai quali l’artista ha ampiamente attinto per comporre qui una sequenza rappresentativa del suo intero percorso.

Il visitatore ha l’opportunità di accedervi passando per la chiesa di San Giovanni dove ora può venire a contatto diretto con quella sorta di meraviglioso scafo di nave che sono gli stalli lignei trecenteschi rimontati in sede provvisoria dopo essere stati rimossi dal Tempietto longobardo, oggetto di un importate intervento di restauro (per la cronaca a cura della Soprintendenza e con la direzione tecnica del restauratore Angelo Pizzolongo), quindi si sale al primo piano, non senza dare un’occhiata da una finestrella all’annesso Tempietto longobardo.

E la pittura di Bortolossi abita ora con estrema disinvoltura questo luogo perché i suoi molteplici interessi e la sua forma mentis non hanno alcuna preclusione verso il passato, verso la Storia, anzi, a essa attinge e affonda per una percezione più acuta del presente, portando in queste stanze una nuova meditazione sul mondo che muove dalla filosofia della scienza, dalle prospettive aperte a nuove conoscenze dalla ricerca più avanzata, dalle nuove tecnologie, con un atteggiamento inclusivo e dialettico sullo scibile che continuamente mette in dubbio certezze acquisite, consapevole di vivere nella società della Post-Truth, in questa sorta di caos organizzato proprio della globalizzazione.

Ad esempio, aprendo una delle porte delle piccole stanze, ci troviamo di fronte a una grande tela a olio su cavalletto con un titolo-didascalia “Per l’unificazione completa di tutte le forze ci vorrebbe un acceleratore con una circonferenza di mille anni luce”, raffigurante una sorta di “macchina” così come se l’è immaginata dopo aver letto un articolo comparso su Scientific American: un’icona che si offre alla nostra contemplazione tra due presenze che sbordano come di consueto dal telaio del dipinto, e che raffigurano i rilevatori di Cerenkov quasi come fossero due angioletti adoranti.

Forse la suggestione quasi sacrale di questa figurazione ci è ispirata dal luogo, in antico abitato dalle monache orsoline, e prima ancora dalle benedettine, atto alla preghiera e al silenzio, un luogo dove ora, in ognuna di queste celle, Bortolossi ha portato il fragore del mondo contemporaneo, con le sue concentrate visioni a collage, per le quali Darius A. Spieth, presentandolo nel 2011 in una personale alla School of Art della Louisiana State University , ha coniato il termine di “Italo Post-Pop Art”, per il metodico riciclo di immagini dove passato e presente si mescolano, dagli antichi maestri al fumetto, al rotocalco, dal video alle cover del tipo Sgt Pepper's lonely hearts club band.

In ognuna di queste stanze dunque la pittura ci pone di fronte a un concetto, un’idea filosofica o una teoria scientifica, e per terra troviamo, quasi casualmente, anche alcuni libri, perché no, come suggerimento di lettura a chi vi entra con il nobile scopo di farsi qualche domanda su ciò che vede.

Diciamo subito che con questa mostra Bortolossi, da lui concepita e allestita quasi come site specific, ha voluto testare, o meglio dimostrare, il parallelismo e la compenetrazione tra l’evoluzione della sua personale visione del mondo affidata alla pittura così come il suo sguardo l’ha percepito in questi ultimi tre decenni, espressa in precise e analitiche iconografie, e l’articolazione di un linguaggio e di uno stile decisamente personale, in un continuum fluido e dinamico che non lascia tregua nell’incalzare del racconto.

Questa sorta di personale enciclopedia illustrata da Bortolossi, tocca i temi più vari e attuali: il mercato globale, la distruzione della Natura, i signori della guerra, le stanze dei bottoni, i nuovi riti giovanili, e anche una nuova mappatura del mondo: nel percorso ci accompagnano spesso ominidi blu con la testa a punta a raffigurare una sorta di nuova umanità, ovvero pensatori acuti, che inscenano eventi, popolati da frammenti di immagini dove passato e presente si mescolano, dove ai programmi di fotoshop e fotoritocco oggi più efficacemente Bortolossi ha sostituito il disegno a mano libera.

Usciti dalla mostra si consiglia, per rendere più efficace il tumulto sensoriale e gli stimoli cerebrali generati da questa pittura di idee, un momento di sospensione nel tempo fissando a lungo le ieratiche figure delle sante nella loro statica processione del Tempietto longobardo, o il lento scorrere del Natisone sottostante.

La mostra è aperta fino al 30 gennaio. Ingresso 3 euro. Orari: da lunedì a venerdì 10-13/14-17; sabato, domenica e festivi 10-17; il 1 gennaio 2022 aperto dalle 14 alle 17. Informazioni: Monastero di Santa Maria in Valle 0432 700867. 
 

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