Glauco Venier omaggia Turoldo: «Si faceva capire dalla sua gente»

Terzo appuntamento con il Teatri Stabil furlan giovedì al Giovanni da Udine. Il musicista friulano affiancherà le letture sceniche scritte da Luca Fantini

Il Teatri Stabil Furlan inaugura il nuovo anno del teatri in marilenghe con una dedica al frari poete dai puars di Coder, il frate poeta dei poveri di Coderno, David Maria Turoldo. Giovedì 20 alle 20.45 al Teatro Nuovo Giovanni Da Udine andrà infatti in scena come terzo appuntamento della stagione dell’ente di produzione teatrale in lingua friulana, “La ricjece da la pauretât”, una drammaturgia in forma di oratorio con letture sceniche scritte da Luca Fantini e musiche originali di Glauco Venier arrangiate da Michele Corcella (biglietti acquistabili sul circuito vivaticket e il giorno dello spettacolo dalle ore 16 presso la biglietteria del teatro).

«In una piccola fetta di polenta c’è tutta la dignità del mondo», diceva Turoldo, e sul mistero di una povertà che avvicina ai valori, il teatro in forma di concerto a Udine vedrà le parti corali affidate al laboratorio strumentale permanente L’Insiùm, musicisti di talento in una band allargata di fiati con contrabbasso e batteria, i recitativi alla voce di Luca Fantini, autore del testo tradotto in friulano da Carlo Tolazzi, e le arie alla voce di Alba Nacinovich, su testi tratti dalle liriche del frate filosofo, come “La sera”, “Memoria”, “Litania”, “Infinito silenzio”.


«Ho avuto la fortuna di conoscere Turoldo quando ero ragazzo.Proveniamo da paesi vicini, lui di Coderno ed io di Gradisca di Sedegliano», racconta Glauco Venier. «Avevo anche scritto un pezzo corale per lui che apprezzò e disse: “Ricorda Glauco, chi canta prega due volte”.

In quest’opera c’è la sua voce, il suo canto, quello del prete contadino che cercava di farsi capire anzitutto dalla sua gente, i poveri, al di là delle prediche, per strada, nei campi, nei cortili.

A questo ho pensato, oltre ogni intellettualismo, ricercando e trovando nella sua poetica quell’estetica istintiva che ci accomuna.

Ho scelto delle poesie metricamente e sonoramente vicine al mio sentire musicale, e come tematiche ho affrontato quelle che insinuano il dubbio, suo esistenziale, che è anche nostro, e quelle che ritraggono il Friuli contadino, i suoi paesaggi, i suoi odori».

È nato così un oratorio “contemporaneo”, con le parti recitate scritte da Luca Fantini, «un attore operaio che stimo molto per la sua umanità ed il suo essere vero, senza facili orpelli». Si devono a Michele Corcella gli arrangiamenti per il laboratorio L’Insiùm, «pensati in maniera osmotica, insieme. Difficile distinguere dove inizia o finisce il mio e il suo di lavoro».

Sono brani scritti e pensati, tra voce e musica, con interventi mirati ai musicisti della band, di varia sensibilità, estrazione e provenienza, con momenti improvvisativi dove si esaltano le loro qualità in una visione condivisa.

«È il pensiero di Turoldo in musica, che si può rendere efficacemente solo tra persone che si comprendono, si capiscono, , come scrive Turoldo: “un paese di sole, una casa leggera, un canto di fontana giù nel cortile…e la certezza di vivere”». 


 

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