Il quartetto Razumovsky: Maurensig racconta il male che alberga nell’uomo

Arriva nelle librerie il libro inedito dello scrittore friulano scomparso nel maggio del 2021. Il romanziere torna a uno dei suoi temi preferiti, la musica, già al centro di “Canone inverso” 

«L’unica arma che l’uomo può opporre contro la morte è la dignità»: afferma Rudolf Vogel protagonista de Il quartetto Razumovsky, romanzo postumo di Paolo Maurensig da martedì 18 gennaio, in libreria per Einaudi.

Manoscritto consegnato all’editore pochi giorni prima della scomparsa dello scrittore friulano, avvenuta lo scorso anno a maggio, dalle cui pagine scaturiscono con forza alcuni dei temi fondanti della sua narrativa accanto a riflessioni e interrogativi universali, dai toni sintetici e in parvenza casuali che sottendono le grandi domande dell’essere umano.

La perfezione esigente e assoluta della musica classica, sintetizzata dal titolo, omaggio al quartetto opera 59 in fa maggiore composto da Beethoven su commissione dall’omonimo ambasciatore russo a Vienna.

La memoria intrisa dei fantasmi del nazismo viva anche oltre oceano in figure secondarie ma non meno colpevoli per i delitti commessi.

La fragilità della mente umana alla quale la vecchiaia può rubare la capacità di ricordare i volti e i fatti, pilastri di un’esistenza. La complessità dei sentimenti, dall’amore ripudiato di un padre o di un amante omosessuale che possono degenerare in odio e suscitare gelosia.

E ancora il fascino irresistibile del male al quale può essere impossibile resistere che, nella cesellata creazione letteraria di Paolo Maurensig, si dipana in una trama di omicidi e di colpevoli non giudicati ma ritratti con profondità psicologica e comportamentale, al di là del bene e del male, affinché il lettore possa, se vuole, accedere, magari scoprendovi qualcosa di sé.

Un romanzo in tre parti, verrebbe da dire tre atti come a teatro, scandite da tempi diversi di narrazione, in una giostra temporale; all’inizio e alla fine il presente dell’io narrate in una prigione americana, ripercorre le vicende che portarono a intrecciarsi le vite di tre uomini e una donna amici al tempo del Reich.

La parte centrale è invece una danza ora lieve sulle note del quartetto d’archi, ora cupa, dolorosa e ossessiva nel passato, durante gli anni ’40 in Germania e nei ’70 negli Stati Uniti.

L’esordio è la confessione di un assassino “per amore dell’ordine e della chiarezza” che ricorda come a distanza di oltre 30 anni dall’esibizione davanti al führer, il complesso da camera (il protagonista al violino, il leader primo violino Max Brentano, e Benedit alla viola) si ritrova per tornare ad esibirsi nella città di Hamburg nel Montana.

All’appello manca la violoncellista Victoria, rintracciata in una casa di riposo, preda di una demenza senile, offuscata la bellezza che aveva fatto innamorare Max.

Verrà sostituita per l’occasione da Vanessa, giovane e bella americana, “un soffio di primavera”. Il debutto però non avverrà mai, causa la morte improvvisa del leader nella sua casa, durante le prove. Suicidio o omicidio?

Si aprono dunque i sipari su trame a ritroso, costruite e narrate in una struttura complessa seppur rigorosa e limpida, senza incertezze, di elegante scrittura istoriata da sintetiche, a volte ironiche, solo in apparenza distaccate, profonde riflessioni sui grandi temi dell’umana esistenza già incontrati in “La variante di Lüneburg”, suo capolavoro esordio, in “Canone inverso” dove nulla è ciò che appare e la musica pervade ogni pagina, e nel mistero di “Teoria delle Ombre”.

Si srotolano i fatti di questo romanzo con il rigore matematico proprio della musica, la suspance del giallo scaturito da una serie di delitti, ma soprattutto sui tanti volti del male che possono albergare nella natura umana temi chiave in “Il diavolo nel cassetto”.

È proprio sul tema del male che, in questo magnetico, affascinante e fortemente coinvolgente romanzo, Maurensig scava nel suo protagonista per raggiungere le radici della propensione insensibile e inarrestabile votata a causare la sofferenza altrui.

Una delle dannazioni dell’uomo. Le parole sono tratti di colore e note che fissano i sentimenti, rivelano dinamiche emotive, svelandone la precisione dello scrittore, rigoroso nella scelta di ogni parola, mai ridondanti, capace di unire sintesi e indagine psicologica, illuminato da lampi di ironia sorniona, talvolta severa.

Vive da fuggitivo il protagonista, timoroso che il passato da nazista possa riemergere e la giustizia terrena presentare il conto delle sue colpe mai abiurate.

Mescola le storie dei singoli con la Grande Storia Murensig nel ampio affresco del ’900 funestato dalle atrocità della Germania hitleriana che utilizzava la musica come arma di propaganda della nuova identità nazionale e della razza superiore.

Maurensig affida al protagonista il suo congedo nelle ultime righe del romanzo-dono ai lettori: “Ora non mi resta che mettermi in paziente attesa dell’oblio. Se mai oblio ci sarà”. Ma l’oblio non ci sarà, le opere dai contenuti universali vivono oltre la fine dei passi terreni. 


 

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