Governare per slogan, il libro sulle scritte fasciste in Friuli

Leggendo l’articolo molto interessante di Marco Orioles di qualche giorno fa mi è venuto in mente il mio saggio del 2003 “Governare per Slogan. Scritte fasciste sulle strade del Friuli”, nel quale documentavo ampiamente oltre trenta scritte ritrovate nella nostra regione oltre ad altre diffuse in tutta Italia. Ci sono quelle più famose che infiammavano la fantasia degli italiani come “Chi si ferma è perduto”, “Molti nemici molto onore”, “Vivere pericolosamente”.

Il libro ebbe abbastanza successo suscitando curiosità, interesse ed attenzione anche da parte della stampa.

Le pagine culturali del Piccolo, del Messaggero, del Friuli, della Panarie gli avevano dedicato articoli con titoli molto efficaci e azzeccati come “Il Duce parla ancora dai muri del Friuli” o “la Storia non si cancella”. A scanso di ogni equivoco o strumentalizzazione sul retro della copertina avevo posto la frase: la Storia ha già dato il suo verdetto.


Ricordo che la motivazione a quella ricerca sulle scritte murali fu in particolare la rovente polemica scoppiata a Palmanova, a causa del restauro da parte dell’amministrazione di Centro destra della scritta “Credere Obbedire Combattere”, che si leggeva all’interno del cortile della scuola elementare.

Mi sembrava esagerata e strumentale la reazione che ebbe la opposizione di sinistra. “Governare per slogan” è un misto di immagini, testi e documenti, il cui filo conduttore sono le scritte e si innesta nel tema aspramente dibattuto, quello del consenso durante il ventennio.

Lo sappiamo bene che il modo migliore di far propaganda e non solo politica è affidato agli slogan, che sono diventati oggi sempre più dei veri tormentoni televisivi.

Mussolini per altro si rivelò un vero maestro nell’invenzione di slogan, oggi sarebbe stato probabilmente un pubblicitario creativo ricercato, e non v’è dubbio che i motti e le scritte sui muri siano stati una delle forme più efficaci nella conquista del consenso che ebbe il regime.

Quelle ritrovate in Friuli e ancora esistenti e visibili erano una trentina, molte già allora rovinate e sbiadite o monche, e sono state rese leggibili col restauro al computer, a cui si è lavorato con grande scrupolo. Ne è stata rintracciata l’origine, che quasi sempre proviene dai discorsi di Mussolini.

Orioles giustamente nel suo pezzo affronta anche il tema del recupero, come del resto fa un lettore in una lettera del 10 gennaio, e come fece nel 2006 il giornalista Diego Kuzmin del Piccolo, che si dispiaceva che in una casa di Lucinico durante un restauro fosse stata fatta scomparire una scritta, concludendo che “a memoria è rimasta la foto a pagina 86 del libro di Bellinetti”. E come io stesso auspicavo, ma temo che ormai sia rimasto poco di leggibile... e in effetti è un peccato. 
 

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