Viaggio in un’anima: il diario di Van Gogh così come Vincent lo avrebbe scritto

Con un romanzo, uno spettacolo, un podcast e un docufilm Marco Goldin dà voce alle ultime settimane di vita dell’artista

Settantacinque giorni, dieci settimane. Un breve viaggio a Parigi, a casa del fratello per conoscere il nipotino ancora mai visto; poi via verso Auvers-sur-Oise, dove si era stabilito che – lasciata alle spalle la casa di cura per malattie mentali di Saint-Rémy – avrebbe vissuto, nel caffè-locanda gestito dai coniugi Ravoux. Nello scorrere dei giorni, ancora una trasferta a Parigi; ma soprattutto la natura di Auvers, che ispira distese immense di campi di grano, e cieli carichi di una tempesta così simile a quella che sta montando nella sua anima: al 74esimo giorno, il 27 luglio 1890, una domenica, Vincent Van Gogh si spara. Nella notte del giorno successivo, muore.

Questa è la storia.


Ma se in quei giorni, in quelle ultime settimane, Van Gogh avesse tenuto un diario, cosa vi avrebbe scritto? Se il proprietario della locanda quel diario lo avesse ritrovato tra gli effetti personali dell’artista morto, cosa vi avrebbe letto?

Molto si sa della vita e dei tormenti di Vincent attraverso le sue lettere, e delle sue lettere conosce ogni riga il critico e curatore trevigiano Marco Goldin, che a Van Gogh ha dedicato venticinque anni di studi, sei mostre di grande successo e svariate pubblicazioni tra cui una, particolarmente preziosa, proprio sulla corrispondenza con il fratello Theo, la madre, la sorella e altri. Ed è Goldin a immaginare il diario che Vincent avrebbe potuto tenere in quella stagione ultima della vita.

Da questa suggestione è nato un romanzo: “Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato”. Edito da Solferino, uscirà il 15 settembre. Ma non solo: un intero progetto multimediale, al quale il curatore trevigiano lavora dal 2017, è ormai prossimo alla realizzazione e comprende uno spettacolo teatrale, di cui Goldin è protagonista e regista; un docufilm, girato nei luoghi della vita di Van Gogh (uscita prevista nella primavera 2023) e un podcast in cinque puntate da 15 minuti l’una che segnerà il debutto del canale di Goldin. La puntata zero si può ascoltare da ieri sul sito di Linea d’ombra, la diffusione della serie precederà l’uscita del libro e avverrà sulle principali piattaforme.

Lo spettacolo, dunque. Porta lo stesso titolo del libro, sarà in tournée nei teatri italiani dal prossimo autunno con data zero nella seconda metà di ottobre. Avrà una scenografia imponente con immagini filmate nei luoghi di Van Gogh e una ricostruzione della locanda che è stata la sua ultima casa. E avrà le musiche di Franco Battiato, il maestro al quale Goldin era legato non solo da intesa professionale ma anche da una personale amicizia, con brani tratti da Gilgamesh, Telesio e Joe Patti’s experimental group.

Risuoneranno anche “Luna indiana” e “Torneremo ancora”. Non sarà una semplice colonna sonora ma una parte integrante della narrazione, intermezzi emozionali che accompagneranno la visione filmata dei luoghi nei quali, prima di precipitare verso la fine, Van Gogh visse tra il maggio e il giugno 1890 una fase ispirata capace di tradursi in capolavori paradossalmente pieni di vita.

Quanto al libro, colonna portante di tutto il progetto, è la prima volta che Goldin si misura con il romanzo. L’espediente narrativo del diario ritrovato gli consente di dare ordine alla grande mole di materiale documentario sul quale, nel corso degli anni di studi, ha messo mano, arrivando a restituire a Van Gogh quella dimensione umana che è anche alla base del consenso che le sue mostre hanno ottenuto da parte del grande pubblico.

Non si tratta solo di un riordino cronologico, e di un punto di vista speculare, delle lettere: fosse solo perché, negli ultimi sette giorni, l’artista smise di scrivere. C’è un piuttosto un annodare puntiglioso di tutti i fili che conducono alla pagina finale: con quale passo e con quali pesi un uomo, dimesso solo poche settimane prima da un centro di cura mentale, si spara? Non c’è un evento scatenante ma un lungo percorso per arrivare fino a lì: la dipendenza economica dal fratello e la crisi nella quale lo stesso Theo precipita proprio in quel periodo sono un tassello, il quadro è certamente più ampio.

Un artista non è solo l’opera che ci ha lasciato, è un uomo. È la vita che ha vissuto. Per uno studioso d’arte appassionato di storie, lo sbocco verso il romanzo – questo romanzo – era solo questione di tempo. 


 

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