Una “West Side Story” all’italiana nel racconto d’amore e di rabbia del prof Andrea Maggi

Esce il romanzo dello scrittore star del reality “Il collegio”. Una relazione porta alla scontro tra due bande rivali 

Nasce dall’osservazione della realtà e dall’assidua frequentazione del mondo degli adolescenti, in un Paese, il nostro, alle prese con il suo primo esperimento di “melting pot”, il nuovo romanzo di Andrea Maggi, Storia di amore e di rabbia (Giunti), che da domani sarà in libreria e che avrà la sua anteprima domenica 22 alle 14 e lunedì 23 alle 11, al Salone del libro di Torino.

Quella di Maggi, al suo nono libro, è una visione privilegiata, ma anche attenta e profonda, di storie che ogni giorno vede fiorire e a volte, purtroppo, prendere direzioni contrarie. Un’esperienza che lo scrittore pordenonese rinnova quotidianamente dentro la scuola – insegna alla media Balliana di Sacile – ma anche fuori, attraverso l’interazione con migliaia di ragazzi che lo contattano sui social: dopo sei stagioni nei panni del professore di italiano e latino del reality di Rai Due “Il collegio”, Maggi è una vera star, di quelle da 400 mila follower soltanto su Instagram.


Il protagonista di Storia d’amore e di rabbia si muove nella periferia di Portononcello, cittadina di 50 mila abitanti facilmente identificabile, si chiama Ibra, ha 17 anni, è nato in Italia, suo padre è senegalese, ha un talento innato per il calcio ma se ne cura poco, è capace di leggere tutto Hugo, Flaubert, Stendhal, Dumas in una settimana.

«È affamato di cultura – così ce lo racconta Maggi - perché deve colmare i vuoti. Il suo passato è segnato dalla morte della madre, da una vita che lo ha sballottato e lui usa libri come una sorta di mappa per orientarsi nello smarrimento».

Attorno a lui Marco, il suo migliore amico, figlio di genitori separati e Aurora, la ragazza di cui è innamorato. Anche lei è nata in Italia, in una famiglia arrivata dall’Albania, ha un fratello maggiore che è a capo del clan degli albanesi, rivale della gang degli africani capeggiata invece dal cugino di Ibra. Come in una West Side Story all’italiana, la loro relazione porterà lo scontro fra le due bande rivali fino a un punto estremo di non ritorno.

Ibra si sente ed è prigioniero di un mondo in cui ci si divide ancora tra “noi” e “loro” ma che ormai è totalmente fuori tempo. “Quando ci sono i Mondiali tifa per l’Italia – ancora Maggi – parla perfettamente la lingua e ama Petrarca, gli piace il kebab, come del resto piace a tutti i giovani, eppure gli si rinfaccia di non essere italiano. Sullo sfondo c’è un mondo degli adulti aggrappato agli stereotipi e privo di senso, per lui e per i suoi coetanei, ai quali risulta incomprensibile, per esempio, che un’atleta nata in Italia ma di origine congolese non possa rappresenta il nostro Paese agli Europei perché non ha la cittadinanza. I ragazzi di oggi stanno mandando in pensione il concetto di nazione: per questo è urgente rimettere in discussione lo ius culturae”.

Ma in attesa che i “grandi” comprendano dove stiamo andando e mentre la pandemia, l’emergenza ambientale e la guerra funestano il presente e sgretolano il futuro, «sono ancora loro, i ragazzi – conclude Maggi – con i loro sentimenti belli e puri, a ricordarci che possiamo essere felici solo se restiamo uniti e solidali gli uni con gli altri. I giovani d’oggi sognano un mondo dove amore e libertà possano camminare di pari passo senza incontrare ostacoli. E noi adulti, che talvolta rappresentiamo quegli ostacoli, glielo dobbiamo». 


 

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