Un tema di Elio Bartolini svela dalle elementari l’amore per la scrittura

È il maggio di novanta anni fa e il piccolo Giovanni Bortolini, che diventerà lo scrittore Elio Bartolini, svolge il tema. Scrive in bella calligrafia “con una penna d’asticciola e di pennino” sulle pagine di un quaderno a righe.

È già bravo nel comporre, trova “facilissimo” fare un tema, scrive in fretta tanto che ha il tempo di aggiungere un disegno coloratissimo a compendio del testo. Lo faceva sempre copiando dalle illustrazioni del suo amato sussidiario, a volte era Garibaldi, a volte una immagine della prima guerra mondiale, ma in questo caso è un prodotto di puntigliosa fantasia che però assembla le tematiche trattate.

L’inizio della composizione è un diligente elenco di fiori primaverili: «Margherite, mughetti, la glicina» (sic) Poi, sulle rose, Giovanni si entusiasma e aggiunge un tocco di sinestesia: «Rosse come il fuoco, vellutate, di tutti i colori, di tutti i profumi».

Parlando di quel maggio affiora uno spaccato di infanzia furlana, la stessa infanzia che verrà poi fissata per sempre in pagine letterarie: «I bambini si tuffano volentieri nell’acqua e si desidera l’ombra», parla già come un narratore omnisciente, quasi fosse un osservatore distaccato; e dovevano essere proprio robusti quei bambini a tuffarsi in acque non certo tiepide, quelle del Tagliamento o delle rogge attorno a Codroipo? Non è dato saperlo.

Giovanni cambia registro e stila un dettagliato elenco delle feste religiose di quel maggio del trentadue: «II cinque Ascensione di Gesù al cielo, il 15 la Pentecoste, il 26 ricorre il Corpus Domini per le vie si fa la processione e si porta in trionfo il Re dei Re».

Sappiamo ora quanto Giovanni Elio fosse un entusiasta, zelante chierichetto che anelava a portare il turibolo, affascinato sin da allora dai bagliori delle dalmatiche, dei piviali, delle croci astili, dei baldacchini, degli ostensori e ritroveremo magnificate quelle visioni di sfarzi ecclesiastici in Pontificale in San Marco.

Giovanni era membro del “piccolo clero”, non mancava a nessuna funzione e così scrive: «Il mese di Maggio è consacrato a Maria, ogni sera si va in chiesa, si dice la coroncina in suo onore». Parla anche del Calendimaggio e della morte di Napoleone, ma non del primo maggio che allora non veniva festeggiato.

Sessantacinque anni dopo, nel 1997, quei giorni li ritroveremo intatti nelle fortunatissime memorie che si chiudono che con una frase ad effetto: «Intendevo farmi sacerdote». Nel tema, Elio Bartolini, stava già descrivendo la sua infanzia furlana.

L’ultimo argomento trattato è la storia, ed il primo ad essere citato è Giuseppe Garibaldi. Gliene parlava la nonna Rachele e a lei Giovanni mostrava i suoi disegni, disegni nei quali lo ritraeva sempre in giubba rossa e pantaloni gialli come poi ricorderà nel 1952 su Quadruvium, ma la nonna gli diceva che il Generale era ancor più bello.

Nel tema Giovanni lo ricorda così: «Il 5 maggio partiva da Quarto con Mille volontari per liberare il Regno delle Due Sicilie» poi, tutto d’un fiato, aggiunge: «Il trenta, Gabriele D’Annunzio, con i suoi Legionari portò lo squillo di libertà nelle terre irredente». Aulica retorica inaspettata in un bambino di quarta elementare.

Finalmente col 24 maggio affronta i ricordi della Grande Guerra che gli erano stati narrati dalla nonna, vividi e appassionati: «Fu una delle più terribili guerre; essa terminò con la grande Vittoria di Vittorio Veneto, la quale diede all’Italia le vette più alte delle Alpi e sul Brennero e sul Nevoso oggi sventola il tricolore. I soldati d’Italia sono i più valorosi del mondo».

Nel disegno, puntuali, appaiono le vette, la bandiera, la chiesa, i fiori e, in sovrappiù, dei gelsi.

Giovanni ha esaurito gli argomenti, in filigrana rivivono quei giorni lontani a Codroipo e si prova una grande tenerezza per quel bravo, intelligente bambino che già aveva il gusto dello scrivere, consapevole di far contenta la sua maestra, la signora Migotto, la sua prima lettrice e lei, col lapis rosso, verga il foglio: “Buono” e buono nello scrivere lo è stato davvero.

L’amministrazione comunale di Varmo progetta di commemorare lo scrittore nella Casa a Nord Est, nel canevon da dove si scorge il palassat, la candida villa nella quale Elio Bartolini ha abitato per lunghi anni

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