Caso Regeni, la Procura di Roma avvisa il Cairo: "Abbiamo le prove, andremo avanti"

Entro il 4 dicembre il pm depositerà gli atti e chiederà il processo per i 5 agenti della National security.

UDINE.  Gli elementi di prova raccolti dalla procura di Roma consentono di ricostruire quanto accaduto al Cairo tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016 e di far emergere la verità sull'omicidio del ricercatore friulano di Fiumicello Giulio Regeni. Sono «univoci» e «concordanti» nel determinare il coinvolgimento diretto degli apparati della sicurezza egiziana nella fine di Giulio e la sistematica opera di depistaggio ordita dall’ormai ex ministro dell’Interno egiziano Magdi Abdel Ghaffar per dissimularne le responsabilità.

Entro il 4 dicembre (giorno in cui scade l’ultimo termine delle indagini preliminari), il pm Sergio Colaiocco depositerà gli atti di 4 anni di indagini e procederà nei confronti dei cinque funzionari della National security agency (il servizio segreto interno egiziano) iscritti due anni fa nel registro degli indagati chiedendo un processo. Che, come si può leggere nell'articolo pubblicato su Repubblica, si celebrerà in ogni caso. Sia che dal Cairo venga riconosciuta la legittimità del procedimento italiano sia che vengano dichiarate irricevibili le conclusioni della procura.


La verità, insomma, ora deve emergere e la scelta di come proseguire non è più oggetto di negoziazione. La telefonata di venerdì 20 novembre del premier Conte ad Al Sisi rappresenta un avviso all’Egitto "che non esiste un piano B - si legge - che consenta in nome dell’amicizia e degli interessi comuni ai due Paesi una via di uscita in grado di farne guadagnare dell’altro".

La procura di Roma è disposta a rompere definitivamente la cooperazione giudiziaria dell’Egitto. Se, infatti, i 5 indagati dovessero negare di qui alle prossime due settimane l’elezione di domicilio, "la procura procederà comunque alla discovery dell’atto di accusa nei loro confronti notificandone il deposito ai difensori già nominati d’ufficio, alle parti civili (la famiglia Regeni) per poi procedere a un decreto di irreperibilità che consentirebbe al processo di cominciare. Anche nella contumacia dei suoi imputati".

 

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