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Covid, il racconto dei primi vaccinati: "Fine di un incubo, non vediamo l'ora di poter riabbracciare figli e nipoti"

CODROIPO. Sorridono uscendo dal Distretto sanitario di Codroipo. Sono gli anziani che oggi 15 febbraio, tra i primi in regione, si sono sottoposti alla somministrazione della prima dose del vaccino anti-Covid: il richiamo tra tre settimane, l’8 marzo, come previsto dai protocolli. Tra le prime ad uscire le sorelle Oliva e Giovanna Zoratto, rispettivamente 96 e 81 anni: “Chiariamo subito una cosa: non sono anziana, sono meno giovane!”, scherza abbracciata al figlio. Classe 1924, ha deciso di non perdere tempo e prenotare subito la propria dose: “Sono davvero contenta di essermi vaccinata, spero tanto che questo brutto periodo finisca presto – racconta -. Il richiamo lo farò l’8 marzo, proprio il giorno della festa delle donne: ho chiesto a dottori e infermieri se c’è qualche controindicazione, mi hanno detto che in caso di febbre posso prendere un Brufen”. Poi l’appello: “La gente deve stare attenta: in televisione ho visto tante persone tutte vicine, non possiamo permetterci una nuova crescita dei contagi”.

La sorella minore Giovanna esce poco dopo: “Non solo ho prenotato tramite il Cup immediatamente la vaccinazione – dice con una punta d’orgoglio -, ma ho pure spinto sorelle e conoscenti a farlo: la settimana prossima ad esempio, accompagno la mia sarta”. E non c’è spazio per i tentennamenti: “Con le mie sorelle, siamo in cinque, facciamo sempre delle gran partite a carte. Ho detto chiaramente: al tavolo non c’è spazio per chi non si vaccina”.

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Tra i primi a ricevere il vaccino c’è anche l’ex vicesindaco Amo Masotti, 89 anni. Pure lui si è messo in fila immediatamente dopo l’annuncio dell’apertura delle prenotazioni: “Ho chiamato subito al Cup, poi alle 8.20 del giorno dopo ero in farmacia a prenotare il vaccino – racconta -. Come è andata? Benissimo: Cinque minuti per firmare le carte e ricevere la puntura, quindici minuti di attesa in osservazione. Io ero ansioso di farlo, non vedevo l’ora: non capisco chi dice di non volerlo fare, aumentano semplicemente la probabilità di ammalarsi e di diffondere il virus”.

Edda Meneguzzi di Biauzzo, 80 anni, freme per tornare a fare la seconda dose: “E’ andata bene, non vedevo l’ora di farlo: questo è stato un anno di rinunce, speriamo di metterci al più presto questo incubo alle spalle. Così la pensa anche Maria Benedetti, 90 anni tondi: felice di essersi sottoposta all’immunizzazione, spera nel pieno effetto del siero per “poter tornare a organizzare i tè con le mie sorelle e, soprattutto, per tornare ad abbracciare figli e nipoti”.

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